domenica, 18 maggio 2008

Avevo proprio bisogno di un regalo, si un regalo per me, uno di quelli che non si dimenticano. Ho preso un giorno di ferie e sono partita per Milano con una mia amica, ovviamente un’amica che condivide la mia ormai nota sfrenata passione per le scarpe e capisce cosa significa per me una giornata come questa. Obiettivo: il più bel negozio di scarpe d’Italia, forse del mondo, un posto magico dove “un paio di scarpe nuove può cambiarti la vita” (come disse Cenerentola).

Tutto il viaggio non facciamo che fantasticare sull’esperienza che ci aspetta, una sola volta nella vita potrò permettermi un paio di scarpe come quelle che sto per comprare. Parcheggiamo a poca distanza, in uno di quei garage milanesi da 6 euro l’ora, un’altra pazzia!

Più ci avviciniamo e più i negozi diventano lussuosi, sfacciati, con vetrine ricche di neon e faretti freddi che illuminano scenografie artificiali. Il posto dove dobbiamo andare è in un angolo nascosto, discreto, quasi al buio in una Milano luccicante come Las Vegas.

Eccolo! Via Bagutta  è parallela a Via Monte Napoleone, dietro la storica Pasticceria Cova. Prima di entrare urge un aperitivo rifocillante con rapida visita alla toilette, dobbiamo essere in piena forma.

Appena girato l’angolo ci saluta la bandiera rossa bordata d’oro stile veneziano accanto alla porta d’ingresso, le vetrine sono tutte piccole e con una luce soffusa, poche calzature esposte. Osservo con minuzia ogni vetrina e dall’ultima intravedo l’interno, un salottino dall’aria antica. Una signora sta provando alcuni sandali, davanti a sè almeno 5 scatole vuote, una sopra l’altra, e due commessi che la seguono in ogni cosa. Penso “chissà che Signora importante dev’essere, ora entro io e faccio veramente la figura di Cenerentola…”.

La mia amica è più coraggiosa di me e mi trascina dentro il negozio, è arrivato il momento. Timidamente osservo ogni scaffale buttando un occhio di tanto in tanto alla Signora, non ci metto molto a capire che è una donna decisamente fuori dagli schemi: al collo almeno 70 collane tutte diverse, un anello enorme ogni dito delle mani, vestita in rosa cipria con abiti dalla foggia eccentrica, prende confidenza con tutti, commessi, altre clienti, con me… sopra un divano la sua borsa contiene due piccoli cani che la guardano con timore e ubbidiscono rigidamente pur essendo cuccioli.

La commessa mi si avvicina e mi invita molto gentilmente a chiedere il suo aiuto quando ho bisogno, nonostante la Signora continui a richiedere la sua attenzione. Il collega fa avanti e indietro dal magazzino cercando di soddisfare ogni sua richiesta. Chiedo sottovoce di vedere un paio di sandali verdi, sobri, non troppo impegnativi, un acquisto così importante voglio poterlo indossare. La commessa sorride e mi dice che da loro ci sono tutte calzature “particolari”, difficile trovarne un paio da tutti i giorni, mi farà vedere i sandali verdi che hanno. Il verde è il mio colore preferito da sempre. Nell’attesa osservo ancora la Signora e gli scaffali. Entro in una stanzetta adiacente al salottino e, attratta dal colore verde che prevale, osservo l’interno di uno scaffale con le ante socchiuse. Avvicinandomi mi accorgo che sono scarpe di carta ricche di dettagli, come vere, costruite con una meticolosità ed una precisione incredibili.

La commessa ritorna con in mano una scatola rossa decorata d’oro, la posa a terra e mi invita a sedermi su una vecchia poltroncina in velluto rosso con la seduta usurata dal tempo e dai regali fondoschiena che sono passati da li o da chissà quale altro luogo. Mentre slaccio i sandali viola in raso che indosso, lei apre la scatola, estraendone un paio di sandali verdi di una bellezza imbarazzante, gioielli veri da calzare.

Penso alla mia richiesta e ringrazio il cielo che la commessa mi abbia comunque mostrato i sandali meno sobri e più impegnativi che io avessi mai visto prima. La commessa me li porge dicendomi che volendo renderli più discreti possono farmi fare un cinturino dello stesso raso verde dei sandali e spedirmelo a casa, come nei film.

Mentre li indosso sento il freddo del metallo sul collo del piede, una cascata di swarovski color smeraldo mi ricopre, un brivido mi pervade, sono emozionata come una bambina!

Mi alzo dicendo “li prendo!” senza esitare, senza ancora essermi vista allo specchio. Perfino la strana Signora mi dice “prendi questi, sono i Tuoi Sandali”.

Resto davanti allo specchio con le mani sulla bocca, senza parole, senza pensieri, con la testa riempita di emozione. Sento li occhi del commesso sui miei piedi, siamo tutti senza fiato ma io, io sto urlando dentro!

Scelgo con l’aiuto di entrambi i commessi il raso più adatto dal campionario, compilo una scheda con i miei dati e già che sono arrivata fin lì decido di provarmi altri sandali, tutti quelli che attirano la mia attenzione, mi sento una Principessa. Dopo qualche paio decido che può bastare, mi sento soddisfatta.

Mi avvicino alla cassa, il commesso prende la misura della mia caviglia per il cinturino, pago e ritiro il mio sacchetto rosso. Finalmente ho un paio di sandali di Renè Caovilla.

Esco con il mio sacchetto sottobraccio e torno alla realtà, tra le luci e la gente della “Milano da bere”. È ora di tornare a Torino, verso casa.

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lunedì, 04 febbraio 2008

Riccardo, come ogni sabato mattina, faceva colazione in un bar del centro. Era assorto nei suoi pensieri, con la sensazione di un leggero torpore provocato dal tiepido sole di inizio febbraio che riscaldava i suoi abiti scuri. Gli piaceva fare colazione all’aperto in giornate limpide come queste, anche se la temperatura non era ancora primaverile, il sole iniziava a farsi sentire. Pensava a Sara, la misteriosa proprietaria di un blog feet fetish tutto al femminile, che aveva scoperto da qualche tempo su Internet. Non riusciva ad immaginarsela nei dettagli, non sapeva se fosse bionda o mora, non sapeva se avesse gli occhi scuri o i capelli corti. Dalle poche foto che ritraevano le gambe di Sara, doveva essere una donna magra, certamente aveva movenze morbide e la straordinaria capacità di attirare gli sguardi maschili. Lo capiva da quello che leggeva nei racconti del blog, dallo stile di scrittura, dalla scelta delle foto.
Si immaginò di scorgere il tatuaggio che portava sulla caviglia sinistra sotto il tavolino di fronte e di scoprire finalmente Sara nella sua interezza.
Mentre faceva questi pensieri, si sedette al tavolino di fronte una coppia. Nel punto in cui aveva lo sguardo fisso immaginando la caviglia di Sara comparse un piede avvolto in un sandalo dal tacco alto e sottile in velluto blu. Un sandalo a febbraio! Solo una straniera poteva avere il coraggio di indossarlo. Durante i suoi viaggi di lavoro gli era capitato a New York e a Londra di vedere donne a piedi nudi con i sandali in pieno inverno. Alzò lo sguardo.
Lei, non bella ma con il fascino di una diva del cinema, castigata in un pantalone elegantissimo, indossava un giubbotto color crema e portava in testa un paio di occhiali da sole che le tenevano indietro i lunghi capelli castani.
Lui, il tipico personaggio sul classico, dallo sguardo intelligente e dai modi marcatamente educati che sanno capire che la loro mancanza di fantasia è compensata dalla loro capacità di stare al gioco della donna invece di condurlo. Riccardo invece ne aveva di fantasia, peccato che nessuno lo seguisse nel metterla in pratica.



Tornò con lo sguardo sotto il tavolo, notò che i piedi erano curatissimi. Era distante un paio di metri scarsi e vedeva distintamente lo smalto scuro, perfetto, dato senza sbavature, le unghie ne troppo lunghe ne troppo corte, la pelle morbida e priva di zone secche, attorno alle unghie non c’erano pellicine, sembrava aver fatto la pedicure appena prima di uscire.
Il piede si mosse svegliandolo dai suoi pensieri, si inarcò scalzandosi dalla fibbia, le dita giocavano con i listini di cuoio. Riccardo ebbe una piacevole fitta al basso ventre. La guardò nuovamente in volto e si accorse che aveva indossato gli occhiali da sole. Chissà se lo aveva visto mentre fissava il suo piede, forse aveva indossato gli occhiali da sole proprio per poter osservare le sue reazioni a quel gioco intrigante.
Arrivò la cameriera a prendere le ordinazioni, lui prese un caffé, lei, con accento lievemente anglosassone, togliendosi garbatamente gli occhiali da sole, chiese una spremuta d’arancia e una brioche alla marmellata. Prima di indossare nuovamente gli occhiali guardò Riccardo per un brevissimo quanto intenso attimo fuggente.
Cambiò il senso di accavallamento delle gambe e con la mano destra si afferrò la caviglia sinistra tenendola con decisione per qualche secondo, poi scese con la mano infilando le quattro dita tra la pianta e la suola. Sembrava volesse scaldarsi. Iniziò un massaggio quasi inconsapevole mentre conversava amabilmente con Lui, passandosi la mano prima sotto e poi sul collo del piede. Riccardo era completamente rapito dalla situazione, era in balia dei movimenti di Lei e non riusciva a staccare lo sguardo. Lei se n’era certamente accorta perché i suoi piedi ammiccavano continuamente in posizioni non convenzionali identificabili solo da chi capisce e ama il mondo di Sara. Stavano facendo platonicamente sesso in pubblico, Riccardo era eccitato come se stesse tradendo Sua moglie con la moglie di un altro. Gli tornavano in mente i racconti letti sul blog e mentre la osservava pensava alle situazioni più erotiche in cui avrebbe voluto vederla, sognava di essere steso sul tappeto di casa mentre Lei lo calpestava dolcemente, desiderava poter gustare appassionatamente quel piede chinandosi sotto al tavolo incurante della gente intorno, immaginava Lei che gli chiedesse di seguirlo alla toilette per consumare quella loro istantanea e fuggente passione.
Purtroppo i suoi pensieri vennero interrotti, la coppia si alzò, Lei non lo degnò nemmeno di uno sguardo, Lui lo fissò in volto con un’espressione compiaciuta. Avevano giocato con lui.
Li guardava allontanarsi verso la cassa ma Riccardo non si sentiva offeso, ferito o umiliato. Si sentiva eccitato, appagato e onorato che una coppia tanto affiatata avesse deciso di coinvolgerlo in questo gioco regalandogli attimi di puro piacere.
Tornò in quel bar ogni sabato ma non li rivide più.

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domenica, 20 gennaio 2008

Carlo lavora in ufficio, uno di quegli uffici di Milano, grandi, pieni di corridoi e di porte, dove in fondo ai corridoi c’è sempre una macchinetta del caffé. Quella mattina era di cattivo umore, aveva litigato con sua moglie la sera prima e la notte non aveva dormito granché. Si alzò dalla sua scrivania senza proferire parola, con gli occhi pesanti dal sonno. Si diresse verso la porta e nemmeno rispose al collega che gli chiedeva “Vai alla macchinetta? Mi porti un caffé macchiato?”. Erano le 10,30 e come ogni mattina, senza che guardasse l’ora, in automatico, si prendeva il suo momento di pausa. Il corridoio era luminoso, il sole invernale filtrava attraverso i vetri, ne sentiva il calore ad ogni finestra, ombra luce ombra luce… dava fastidio agli occhi ma era piacevole per il corpo. Alla macchinetta c’erano 3 persone, avvicinandosi scorse il volto di Luca, i capelli arancioni di Lidia e… riconobbe le scarpe di Sara. Inconfondibili. Sara aveva decine di paia di scarpe, ogni giorno uno diverso, ma lui ne conosceva lo stile, non poteva resistere dal guardarle i piedi quando la incrociava in uno dei corridoi. Rallentò il passo per osservarla meglio senza dare nell’occhio. Le scarpe erano chiuse, a punta, color lilla in pelle scamosciata con una deliziosa rouche in vernice viola posizionata all’altezza a cui doveva esserci l’attaccatura delle dita e una borchia in metallo di forma piramidale. Il tacco era più basso del solito, forse 8 o 9 cm. Dovevano essere nuove perché non le aveva mai viste prima, ma così particolari solo lei le avrebbe comprate, aveva fantasia e stile Sara. Salutò con un cenno del capo infilando la chiavetta nella fessura, premette il pulsante del caffé senza zucchero. La macchinetta si mise a fare quel fastidioso ronzio, il display diceva “in preparazione”. Tutto tempo utile per spiare le nuove scarpe di Sara. Ruotò leggermente la testa restando girato verso il caffé e guardando in basso. Vide il piede di Sara muoversi, il tallone fece capolino dalla scarpa destra.

Con estrema lentezza Sara estrasse il piede quasi completamente tenendolo appoggiato alla scarpa, Carlo riusciva ad intravedere l’attaccatura delle dita.

Un brivido lungo la schiena finì nelle sue parti più intime. “Beep!” La macchinetta aveva terminato il suo lavoro, “prelevare” diceva il display, ma lui non voleva perdersi lo spettacolo.

Sara estrasse il piede ancora un po’, riusciva ad intravedere le unghie smaltate di scuro attraverso la calza di nylon – chissà se portava collant o autoreggenti… Sara era sicuramente tipo da autoreggenti! – nemmeno il tempo di pensare alle calze di Sara e il piede destro era fuori dalla scarpa, appoggiato sul collo del sinistro.

Muoveva le dita come per sgranchirle, la soletta interna della scarpa riportava ancora distintamente la marca, ecco la conferma che erano nuove. Probabilmente le facevano male e ogni tanto sentiva il bisogno di toglierle.

Si immaginò in ginocchio davanti a lei, nel suo ufficio, mentre le massaggiava i piedi indolenziti dalla rigidità del cuoio. Un altro brivido, più forte di prima. “Carlo il tuo caffé si fredderà, ti sei addormentato sulla macchinetta? Fatto tardi ieri eh!”
Luca aveva la brutta abitudine di non farsi mai i fattacci suoi. Non gli rispose nemmeno e stancamente prese il caffé. Si girò per tornare verso il suo ufficio e alzando lo sguardo si accorse che Sara lo stava osservando. Lo sguardo di Sara si aprì in un sorriso complice.
Carlo si incamminò risollevato della sua pesante giornata, gennaio gli sembrò maggio e l’ufficio gli sembrò un centro commerciale in cui fare shopping in una giornata di primavera. Non produsse molto per il resto della mattinata, i suoi pensieri vagavano tra le dita dei piedi di Sara, immaginando le scene più sensuali. Più di una volta l’eccitazione prese il sopravvento tentandolo verso una corsetta in bagno ma resistere gli prolungava il piacere. Una giornata indimenticabile.

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domenica, 16 settembre 2007

Sabato. Mattino.
Mi sveglio, finalmente riposata dopo una settimana faticosissima: impegni di lavoro e orari protratti ad oltranza. Ma oggi no! Mi sento fresca e con voglia di fare. Ancora una stiracchiatina da gatta fino a sgranchirmi le dita dei piedi e salto giù dal letto.
L’idea che mi frulla in testa mentre gusto lo yougurt artigianale con cui faccio colazione tutte le mattine è già chiara e delineata, e se non l’avessi avuta io l’avrebbe sicuramente avuta Valeria.
Valeria è una mia nuova amica.
Dico nuova perché è una delle ultime gradevolissime conoscenze fatte, in realtà risale a più di un anno fa. È una persona solare, che sa affrontare la vita con il giusto senso dell’umorismo.
Anche Valeria ha la mia stessa malattia: patita persa di scarpe e accessori vari. Lei, oggi, è quello che ci vuole!
Non la definirei esattamente una feticista di scarpe, ma avendo approfondito con me alcuni temi riguardanti l’erotismo del piede, è ben consapevole di quel mondo parallelo che alimenta i desideri di voi “estimatori”. Inoltre, come dicevo, il suo spiccato senso dell’umorismo le permette di affrontare le sfaccettature della vita con la giusta interpretazione.
Prendo il cellulare e faccio il numero.
“Ciao Vale, stamattina ho pensato a te… “ lascio volontariamente in sospeso la frase (pronunciata con enfasi maliziosa) affinché possa riconoscere nel tono le mie intenzioni bellicose.
“Ciao Sara, ma che bellissima e soprattutto sincronizzata sorpresa questa tua telefonata!”.
“Già!” ribatto io “che tempismo vero?”
Non vi ho detto che ci lega una straordinaria telepatia, per la quale ogni tanto decidiamo di vederci ed improvvisare la giornata, e quando dico improvvisare intendo letteralmente dire che non sappiamo dove potremo mai arrivare!
Ma chissà perché – per quanto si improvvisi – un punto fermo delle nostre uscite è comunque l’andare alla scoperta di nuovi negozi di scarpe o il passaggio da quelli già “collaudati”.
Proprio come quella boutique leggermente fuori dal centro il cui titolare – l’elegantissimo Signor Edoardo – ci vede almeno una volta al mese scombussolargli l’ordinarietà della sua attività.
Il Signor Edoardo è un condensato di competenza, professionalità e buon gusto, sia in tema di scarpe maschili sia in tema di scarpe femminili, ma come tutti i modelli di riferimento anche lui ha una debolezza o meglio dire un punto debole: un’irrefrenabile attrazione per i piedi delle donne. Lo scoprii tempo fa e da allora, di quando in quando, mi intriga tessere un filo sottilissimo tra le mie provocazioni e il suo desiderio di piedi. Bastò confidarlo a Valeria per mettere a calendario il nostro passaggio in quella boutique almeno una volta al mese ...

Eccoci gesticolare davanti alla vetrina indicando un sandalo dopo l’altro fino a che la nostra presenza attira inevitabilmente l’attenzione del Signor Edoardo che, molto elegantemente, accenna ad un inchino accompagnato da un mezzo sorriso, non un vero sorriso, piuttosto un cenno di benvenuto ed approvazione.
Naturalmente ricambiamo la cortesia con un sorriso meno composto e decisamente più sbarazzino. Continuiamo l’analisi delle bellezze esposte in vetrina immaginandole ai nostri piedi, mimando in modo inequivocabile il desiderio di indossarle.
Il Signor Edoardo, con fare apparentemente indifferente, ci segue con la coda dell’occhio. Io e Valeria ci guardiamo per un secondo e la scintilla scocca. “Dai entriamo!” diciamo in sincrono.
Il suono monocorde del cicalino della porta annuncia la nostra entrata.
Un suadente “Benvenute!” con fare d’altri tempi seguito da una sequenza di convenevoli settecenteschi, ci cala in una dimensione temporale parallela.
Valeria lascia a me il ruolo di protagonista essendo lei maestra in quello di ”spalla” per la rappresentazione che abbiamo in mente.
“Sara, perché non chiedi al signore di farti provare quel paio di bellissimi sandali che abbiamo appena visto in vetrina?” esclama a voce alta quel tanto che basta per far intendere che si tratta di una conversazione a tre.
“Quali esattamente?” interviene lui.
“Quelli a tallone chiuso e fascetta in pitone sulle dita” rispondo io.
Il suo sospiro ci conferma la condivisione del gusto per quelle calzature.
“Prego accomodatevi” – indica il divanetto – ”37 e mezzo non è vero?”. Si allontana senza attendere la risposta che si aspetta.
Ci sediamo vicine una fianco all’altra con la postura che conviene a due signore.

Indossiamo entrambe scarpe chiuse perché – lo sappiamo - sarà più intrigante per il Signor Edoardo assistere alla ”rivelazione” al momento delle prove.
Mi riserva sempre una genuflessione, per aiutarmi ad indossare le calzature, confermandomi puntualmente, con assoluta signorilità, che tale servizio non lo riserva certo a tutte le sue clienti, ma solamente a quelle le cui estremità siano espressione estetica della bellezza femminile intesa in senso più ampio.
Apre la scatola di cartone per estrarne il sandalo mentre io unisco leggermente le caviglie.
Valeria esordisce “Le sue collezioni, Signor Edoardo ci lasciano sempre senza fiato”.
Edoardo alza lo sguardo verso di me e mi chiede: “Posso?”. La sua è una richiesta di autorizzazione ad indossarmi le scarpe.
“Certo” rispondo io, avvicinando una caviglia alla sua mano che delicatamente l’afferra, con l’altra mi sfila la scarpa partendo dal tallone.

Il suo movimento non è semplicemente rallentato, piuttosto una sequenza di fermo immagine che esaspera tutta l’operazione. Lo sguardo tra me e Valeria si incrocia, condividiamo un sorriso, ci pervade un senso di eccitazione leggera, soddisfazione di donna.

Non appena il mio piede rimane nudo nelle sue mani, distendo le dita a punta. Lui si paralizza per un istante. Valeria lo interroga sulla qualità della mia pedicure.
I suoi elogi si disperdono intorno a noi e io fingo un imbarazzo compiaciuto che serve a farlo sentire maggiormente padrone della situazione, alimentando la serie di complimenti, perché abbassa il suo timore di irriverenza .
Il suo toccarmi non va mai oltre l’aspetto funzionale del suo mestiere e l’ammiro per quanto so possa essere difficile – per un estimatore di piedi - non abbandonarsi ad una frenetica e passionale manipolazione.
Non a caso stiamo parlando del SIGNOR Edoardo.
Mi sembra quasi doveroso concedergli un’ulteriore soddisfazione: mi sfilo l’altra scarpa appoggiando il piede sul suo ginocchio in attesa che mi indossi anche la seconda.

Fatto.
Mi alzo in piedi per una breve passerella davanti allo specchio e intorno a lui facendolo così attorcigliare su se stesso.

“Bellissime” la mia esclamazione.
“Sì, ti stanno proprio bene” dice Vale “non dovresti farteli scappare questi sandali”.
“Sembrano fatti per i suoi deliziosissimi piedi Signorina Sara” aggiunge il Signor Edoardo mosso da uno slancio che poco ha a che vedere con spicciole tecniche di marketing, quindi aggiunge: “in realtà signorina Sara i suoi piedi esaltano qualunque calzatura… anche quelle chiuse!”

Marketing o non marketing non potevo che rispondere: “LE PRENDO!”

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domenica, 01 aprile 2007

Gli cammino intorno in una sorta di spirale che mi porta sempre più vicino a lui, fino al contatto fisico, fino a quando possa assaporare il gelido tacco sulle cosce ormai piegate nella stessa posizione da una mezz’ora abbondante.

Quel freddo è un piccolo ristoro per l’accaldato attendere, prima che inizi il viaggio sulla sua carne.

Gli do istruzioni per farlo distendere pancia sopra. Non sarà certo il poco confort dei polsi dietro la schiena a distoglierlo dal piacere che prova … semmai si sommerà in un piacere più grande.

Gli tolgo la benda. Ora deve vedere.

La posizione fisica dei corpi sembra esprimere ruoli ben definiti ma la nostra complicità non segue  canoni comuni, è dettata da una profonda, profondissima intesa che va ben oltre.

Inizio a testare la sensibilità dei suoi muscoli col peso del mio passo. Sposto il carico dalla gamba di appoggio a terra a quella che lo calpesta con estrema gradualità e prolungandone la durata. Scelgo con cura i punti del suo corpo, li catalogo mentalmente in funzione delle sue reazioni nonostante il suo tentato occultamento delle espressioni del viso. Su di esso, piacere e dolore, non si distinguono … in realtà è tutto piacere.

Ci conosciamo troppo bene per superare il limite della sicurezza e del rispetto, e questo rende tutto molto più gradevole ed eccitante.

Spingo con insistenza sprofondando in lui fino a che il gommino di protezione del tacco “scompare”, e dopo una serie di metti/togli ottengo un effetto pois sulla sua pelle particolarmente fantasioso. Insinuando un piede tra le sue gambe lo induco ad aprirle quel tanto che basta per avere migliore acceso alle sue parti intime, a cui riservo delicati tocchi. Poi appoggio ancora il piede su di lui e con fare da equilibrista circense mi sfilo la scarpa depositandola sul suo ventre perfettamente dritta. 

Dovrà impegnarsi a non farla cadere trattenendo i sussulti.

Striscio la punta del piede lungo l’addome … il torace … il collo … e con abilità mi approprio della calza che tiene in bocca per estrarla e adagiarla sul suo petto. Alcuni rigoli di saliva riflettono la tenue luce dell’alogena. 

Il suo deglutire tradisce un’attenta gustazione del mio sapore rimasto in bocca.

La sua esplicita eccitazione accende la mia, se mai ce ne fosse stato bisogno, e a quel punto anch’io, come il maschio, intuisco “l’inutilità” dei preliminari, per cedere ad istinti decisamente più animaleschi.

Lo sovrasto dall’alto a gambe aperte per qualche istante ancora … la notte è appena iniziata e il nostro desiderio ci garantisce l’autonomia necessaria per portare a termine un altro lungo viaggio.

 

FINE

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giovedì, 29 marzo 2007

Scarpa nera, a punta, tacco 10 in metallo cromato.

Gli sto appoggiando una mano sul capo dopo averlo spogliato, legato ai polsi dietro la schiena e fatto inginocchiare a terra.

A testa bassa può seguire soltanto i miei passi intorno a lui e solo per quanto gli permette il campo visivo, la testa rimane immobile sotto la mia mano.

Mi accomodo sul divano di fronte a lui. La posizione genuflessa lo avvicina inesorabilmente alle mie caviglie. Può solo guardare. Appoggio la suola della scarpa destra sulla sua spalla sinistra e gli permetto di girare leggermente la testa affinché le labbra possano scorrere lungo il malleolo. Non più di un velocissimo sfioramento: desidero vedere la sua eccitazione salire piano piano. Alza lo sguardo verso me e ci scambiamo un sorriso con gli occhi.

Riporto le caviglie accostate tra loro perché so quanto gli piaccia vedere i miei piedi in posizione simmetrica e speculare. Mi sfilo lentamente una scarpa … le ho tenute su tutto il giorno ed avverto quella sensazione di caldo/umido accentuata dal nylon delle autoreggenti. Avvicino la punta del piede al suo mento e lo accarezzo da destra a sinistra e ritorno.

Noto in lui l’apprensione di chi non resiste e al suo tentativo di baciarmi il piede rispondo facendo leva sulla fronte con la pianta, arretrandolo. Sento il sudore della sua fronte attraversare la calza ed arrivare alle dita.

Gli intimo di rimanere fermo … - ancora – mentre mi sfilo le autoreggenti. Una calza mi serve per bendarlo, l’altra per zittirlo: gliela infilo in bocca. Poi, di nuovo, indosso le scarpe.

Conoscendolo potrei giurare che la sua voglia sia già fuori controllo … chissà perché gli uomini non sanno appagarsi anche col lungo protrarsi dei preliminari!

Comunque stanotte comando io e il “rituale” è appena iniziato.

 

CONTINUA…

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categoria:racconti, lezioni di coppia
mercoledì, 21 marzo 2007

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Al suono della sveglia il mio primo pensiero corre alla speranza che le condizioni meteo siano dalla mia, e dalla luminosità che filtra tra le persiane direi proprio che è così. Fantastico!

Uscendo dalle coperte non posso non complimentarmi con me stessa per la laccatura ottenuta. Ancora in pigiama indosso i sandali del giorno per la colazione, e nel gustarmi lo yogurt mattutino faccio un prova di accavallo gambe per vedere il risultato finale smalto/sandali.

Mi vesto di corsa e vado al lavoro.

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E’ decisamente presto e nell’androne del palazzo incrocio puntualmente il personale addetto alle pulizie. Saluto la ragazza che ricambiando la cortesia noto rimanere colpita dal mio look decisamente primaverile, per lo meno dalle caviglie in giù. Tiro fuori la macchina dal garage e mi fermo oltre l’ingresso del palazzo per chiudere il portone. Parcheggiato poco più in là, il furgoncino dell’impresa col titolare al volante in piena telefonata. Un cenno di buongiorno con la testa e un mezzo sorriso accompagnano il suo sguardo ai miei piedi, con quella tipica espressione di chi guarda sopra la montatura degli occhiali. Mi accorgo che segue spudoratamente la mia camminata e la risalita in auto.

Ovviamente mi domando se quel signore sempre tanto gentile sia un feticista dei piedi … e, anche quest’anno, la risposta me l‘ha data con quell’occhiata neanche troppo fugace. Ottimo inizio di giornata. Ottimo inizio di primavera.

Anche in ufficio riscontro l’apprezzamento delle colleghe per il tipo di calzatura. Da alcuni colleghi maschi ricevo un altro tipo di apprezzamento, meno esplicito nella forma. L’insistenza di sguardi che volano rasoterra è altrettanto capace di farmi sentire orgogliosa dei miei piedi e del nuovo acquisto.

Così penso: non basterà mai una semplice stagione invernale a ridimensionare le pulsioni feticiste degli uomini. Anzi! Fortunatamente non esiste letargo per chi nutre la passione per i piedi e per le scarpe femminili. Semmai l’astinenza di stagione aumenta in essi aspettative e desideri, e per me questo genere di conferma è ormai un toccasana a cui difficilmente posso rinunciare.

Tra un impegno e l’altro ogni tanto volgo anch’io lo sguardo alle mie scarpe di cui vado fierissima.

Alla pausa pranzo eludo prontamente l’invito dei colleghi con la scusa di una commissione: oggi è il giorno dei piedi al vento, voglio camminare all’aperto e sentire i primi raggi di sole riscaldarmeli dolcemente e far brillare la lucentezza dello smalto.

Tramezzino volante e mezza naturale è quanto basta per la mia missione.

Come prevedevo avverto tra la gente quella strana, ma piacevolissima, sensazione di nudità. So che i piedi nudi sono davvero prematuri per la temperatura della giornata. Ma quell’imbarazzo/non imbarazzo è troppo galvanizzante per desistere.

Ma guarda che strana coincidenza (sorrido tra me e me): chissà come mai tanti uomini interessati alle stesse vetrine che mi fermo a guardare … anche quelle che espongono casalinghi per la casa!!! Forse nel tentativo di sfruttare un fortunato gioco di riflesso sul vetro per spiare i miei pedini tutti agghindati? Che ne dite voi?

Per un attimo il gioco di specchi mi rivela il sorrisetto malizioso stampigliato sulla mia faccia che subito cerco di ricomporre ad espressione meno esplicita per evitare abbordaggi indesiderati.

Controllo il telefonino: nessuna chiamata, nessun messaggio, ma l’ora sul display mi ricorda che bisogna rientrare in ufficio.

 

Alle 18 mi concedo l’aperitivo di inizio primavera, ancora rigorosamente non accompagnata, in un piccolo bar che conosco solo io e che non frequento tantissimo poiché leggermente fuori zona ... ci sono giorni – come questi – che voglio dedicare a me e solo me!

L’amica del bar è una ragazza che mi piace molto: cordiale, gentile e simpatica, pure lei amante dei sandali. Tra un “servito” e l’altro ci facciamo delle grandi chiacchierate a tema, possibilmente a voce alta, tanto per destabilizzare i clienti più sensibili e attenti ai nostri discorsi su piedi, scarpe, smalti, e chi più ne ha più ne metta. Appena mi ha visto arrivare guarda in giù oltre il bancone e mi dice ridendo: “Lo sapevo! … lo sapevo!!!” Un sorriso d’intesa annulla in un istante il tempo trascorso dall’ultima volta in cui ero passata a trovarla qualche tempo prima.

L’aperitivo offerto dalla casa si aggiunge al mio appena bevuto, così spizzico qualcosa per evitare le conseguenze da stomaco vuoto.

Ancora qualche minuto poi bacio la mia amica e decido per il rientro a casa.

Camminando leggera verso l’automobile realizzo che alla gradevole sensazione per la bella giornata posso aggiungere la soddisfazione per le scarpe che, nonostante nuovissime, non mi hanno dato alcun fastidio ai piedi. Grande acquisto!

Avrei mai potuto sperare in un inizio di primavera migliore di questo?!

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FINE

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categoria:racconti
martedì, 20 marzo 2007

Domani sarà ufficialmente primavera, almeno così dice il calendario. Come ogni anno lo celebrerò a modo mio.

Cosa c’è di meglio della prima uscita stagionale a piedi nudi?

Potermi liberare dalle calze è per me una specie di rinascita che accompagno puntualmente col rituale di una bella passeggiata in centro indossando un nuovo paio di scarpe aperte comprato appositamente per celebrare il 21 marzo.

 

 

 

Sono le 21,48 del 20 e mi trovo indaffarata e alle prese coi miei piedi per renderli il più carini possibile … domani - per la prima volta quest’anno - saranno in bella vista, non vedo l’ora!

Mi sento già addosso gli sguardi di tutti coloro che si stupiranno per l’azzardo (viste le temperature non ancora propriamente da sandali), di coloro che rimarranno incantati dal modello, dalla mia impeccabile pedicure, e ancora di tutti quelli che, non resistendo al fascino dei piedi femminili, tenteranno di “pedinarami con simulata indifferenza” seguendo i miei spostamenti alla ricerca di negozietti interessanti. Questi pensieri mi rendono incurante del tempo che passa, così, quando guardo l’orologio, mi ritrovo appoggiata alla vaschetta del water con i talloni che puntano sulla tavoletta su cui mi sono accovacciata per mettermi lo smalto, mi accorgo che sono già le 22,36!

Esco dal nirvana e controllo bene il lavoro fatto…” Brava Sara! Ottimo lavoro davvero.”

Mi avvicino alla scatola delle scarpe per un’ultima occhiata agli splendidi sandali da poco acquistati e guardandoli con compiacimento mi rivolgo loro dicendo a voce alta: “Domani sarà un grande giorno!”.

Ancora un paio di incombenze domestiche e finalmente filo sotto le coperte.

 

CONTINUA… domani vi saprò dire com’è andata!

 

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domenica, 11 marzo 2007

Quant’è bello sapere che a casa c’è qualcuno che ci aspetta … con le manette tintinnanti in mano!

È pomeriggio quando, indaffarata tra un impegno e l’altro, sento la suoneria del mio cellulare avvisarmi di un nuovo messaggio. Non sono sicura, i rumori della città interferiscono, mi sembra tanto la suoneria “speciale” che ho riservato al mio compagno di giochi, per distinguerla al volo dalle telefonate ordinarie. “Ho in mente qualcosa di nuovo per te” recita il messaggio.
I miei pensieri iniziano a correre.



“Voglia di giocare?” propone il secondo messaggio a distanza di una mezz’ora buona.
Lui conosce i miei tempi di riflessione – e non solo quelli – ogni volta mi concede la quantità esatta di minuti che gli garantisce il successo delle sue proposte. Tuttavia ignora come io sappia cosa devo fare e quando farlo per convincerlo della buona riuscita della sua azione.
Probabilmente lo sappiamo entrambi ma facciamo finta di niente perché i giochi vanno giocati fino in fondo con la stessa ingenuità dei bambini … come quando da piccoli si giocava a cambiarsi identità: facciamo che io sono Barbie e tu sei Big Jim?”
La scambio di sms prosegue scandita da tempistiche e codici linguistici che solo noi conosciamo, fino a concordare il mio arrivo per quella stessa sera a casa sua.



Finalmente sono davanti alla sua porta. So già che mi farà aspettare qui fuori più di qualche minuto. Esattamente fino a quando mi avrà indotto a pensare che l’attesa stavolta ha superato il buon gusto del gioco e che è proprio uno stronzo. Solo a quel punto, nel girarmi per andarmene, sentirò il “clack” del portoncino che si apre. Il nervoso salitomi lentamente discende con la rapidità delle montagne russe, lasciandomi con la stessa emozione di chi vuol fare ancora un giro.
Mentre salgo le scale in marmo del vecchio palazzo in centro, penso a come “Lui” conosca bene i tasti da toccare per provocarmi quello sfarfallio allo stomaco che sto provando ora … e altrettanto bene quegli altri tasti del mio corpo, che riesco a stimolare allo stesso modo sola, nell’intimità della mia stanza, del mio letto, della mia penombra...
Prima o poi ci sposeremo, lo sento!
Lo sento ogni volta prima di far sesso e invece, puntualmente al termine delle nostre acrobazie, mi impegno a ridimensionare la nostra complicità e smisurata intesa mentale per non farmi condizionare troppo rischiando così la fine dei giochi.
In serate come queste non si cena e si parla anche poco.
Più che altro ci si sazia con la telepatia dei pensieri e con la fisicità che riempie lo spazio.
Sappiamo entrambi quanto sia impossibile non iniziare dai piedi. I miei piedi. Il suo sfrenato desiderio. E il io mio che lo segue fedelmente.
L’istante in cui mi sfilerà le scarpe ci unirà come un bacio appassionato. Da quel momento in avanti varrà tutto.

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domenica, 19 novembre 2006

Sara si era svegliata presto, era un sabato mattina uggioso ma lei aveva un programma eccitante e non sarebbe stato certo il tempo grigio a farla desistere. Per prima cosa una bella doccia, poi il classico rituale della crema da cospargersi su tutto il corpo, infine la delicata asciugatura dei capelli corti e dritti e il trucco. Alla pedicure, per non farla di fretta, si era dedicata la sera prima, scegliendo un classico french style e massaggiando a lungo i piedi con le sue creme specifiche. Ora era davanti all’armadio aperto con la tipica espressione interrogativa di ogni donna che, prima di un appuntamento tanto atteso, si domanda “e ora che mi metto?!”. Un dito penzolante dall’angolo della bocca, la fronte aggrottata, gli occhi lustri… lo sguardo le si posa sulla sua gonna grigia in fresco lana con la sottogonna a pois che sporge per un paio di centimetri, la tira fuori con il dito che prima stava in bocca, con la mano destra estrae la camicia abbinata alla gonna, tutta a pois bianchi su fondo nero di forma avvitata e sottile. “Perfetto!” approva tra se e se mentre indossa il completo. Lo abbina ad un paio di sandali con il tallone chiuso, laccetti attorcigliati alla caviglia e listini sottili, sono in raso nero a pois bianchi… vi ricorda qualcosa? Sara è proprio una precisino fatta e finita!
Giusto in tempo, il suo accompagnatore sta suonando alla porta. Ovviamente parlo dell’amico di Sara che condivide con lei la passione dei sandali e dello shopping. Per oggi hanno un piano diabolico quanto spassoso: state a vedere!

Il centro di sabato mattina è pieno zeppo di gente, famiglie, mamme con passeggino e prole al seguito, gruppetti di ragazze a fare compere da indossare il sabato pomeriggio, coppie che passeggiano in attesa della spesa all’Iper o del pranzo dai suoceri. Sara e Larry scelgono il negozio di calzature più IN e più grande del centro, entrano con decisione e attendono che una commessa venga loro incontro. Non devono attendere molto, non appena entrano vengono notati, impossibile che Sara entri in un negozio e passi inosservata, riflette voglia di acquisto da ogni lato.
“Buongiorno, vorrei provare un po’ di sandali… si… insomma sono indecisa sull’acquisto da fare, li vorrei con il tacco alto e sottile che lascino molto scoperto il piede ma non so se colorati un po’ strani o i classici neri super fetish… porto il 37 e ½ quindi se non ce l’ha porti pure il 37 o il 38 in base a come calzano”. La commessa è un po’ disorientata ma non si perde d’animo, fa accomodare Sara sul divanetto davanti all’enorme specchio a parete e le promette “qualche esemplare davvero unico”. Torna con 5 scatole, le posa accanto al divanetto e si appresta ad aprirle ma interviene Larry “No. Mi perdoni, provo io a Sara i suoi sandali, lei permette non è vero?” … la commessa lo guarda con occhi sgranati e l’espressione un tantino perplessa ma nel mentre fa un passo indietro “Grazie, permesso…”.
Larry si china ai piedi di Sara e con il volto serio e professionale si accomoda a gambe incrociate. Apre ad una ad una le scatole e tira fuori tutti i sandali disponendoli a coppie in una fila ordinata. Prende in grembo i piedi di Sara e inizia a slacciarle il nodo che lega i sandali alle sue caviglie. Le accarezza i piedi delicatamente e le prova tutti i sandali portati dalla commessa seguendo una ritualità fatta di gesti eleganti e lentezza strategica (chi sa… sa di cosa parlo). Ogni volta che ha indossato un paio di sandali, Sara fa una breve passeggiata per il negozio e poi torna a sedersi, chiede a Larry un parere e attende che lui le sfili il paio indossato e le indossi un paio nuovo. La scenetta non passa certo inosservata, basterebbe guardarsi intorno e ci si renderebbe conto che sia il personale del negozioche gli avventori, sia le clienti che i rispettivi compagni presenti, hanno la coda dell’occhio nella loro direzione, qualcuno addirittura li fissa divertito (magari più che divertito sta facendo pensieri erotici ma finge un sorriso ironico per non farsi scoprire). Sara e Larry non se ne curano affatto, sono in una dimensione parallela, persi nel loro gioco, consapevoli dell’interesse suscitato ma senza esserne affatto condizionati.

Sara sceglie un paio di sandali o meglio dire ciabattine in pelle rosso fuoco con delle piccole borchie in acciaio. MOLTO FETISH… Con fare indifferente rispetto all’interesse suscitato si avvicina alla cassa con la scatola in mano mentre Larry ricompone le scatole che resteranno in negozio. Paga esibendo un sorriso mozzafiato ed esce dal negozio sottobraccio al suo accompagnatore. Mentre si allontanano sentono uno stormo di occhi che segue il loro passo, si sentono elettrizzati, eccitati, divertiti… un’esperienza da ripetere!


(clicca il calendario di mattaxisandali2007)

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