Gli cammino intorno in una sorta di spirale che mi porta sempre più vicino a lui, fino al contatto fisico, fino a quando possa assaporare il gelido tacco sulle cosce ormai piegate nella stessa posizione da una mezz’ora abbondante.
Quel freddo è un piccolo ristoro per l’accaldato attendere, prima che inizi il viaggio sulla sua carne.
Gli do istruzioni per farlo distendere pancia sopra. Non sarà certo il poco confort dei polsi dietro la schiena a distoglierlo dal piacere che prova … semmai si sommerà in un piacere più grande.
Gli tolgo la benda. Ora deve vedere.
La posizione fisica dei corpi sembra esprimere ruoli ben definiti ma la nostra complicità non segue canoni comuni, è dettata da una profonda, profondissima intesa che va ben oltre.
Inizio a testare la sensibilità dei suoi muscoli col peso del mio passo. Sposto il carico dalla gamba di appoggio a terra a quella che lo calpesta con estrema gradualità e prolungandone la durata. Scelgo con cura i punti del suo corpo, li catalogo mentalmente in funzione delle sue reazioni nonostante il suo tentato occultamento delle espressioni del viso. Su di esso, piacere e dolore, non si distinguono … in realtà è tutto piacere.
Ci conosciamo troppo bene per superare il limite della sicurezza e del rispetto, e questo rende tutto molto più gradevole ed eccitante.
Spingo con insistenza sprofondando in lui fino a che il gommino di protezione del tacco “scompare”, e dopo una serie di metti/togli ottengo un effetto pois sulla sua pelle particolarmente fantasioso. Insinuando un piede tra le sue gambe lo induco ad aprirle quel tanto che basta per avere migliore acceso alle sue parti intime, a cui riservo delicati tocchi. Poi appoggio ancora il piede su di lui e con fare da equilibrista circense mi sfilo la scarpa depositandola sul suo ventre perfettamente dritta.
Dovrà impegnarsi a non farla cadere trattenendo i sussulti.
Striscio la punta del piede lungo l’addome … il torace … il collo … e con abilità mi approprio della calza che tiene in bocca per estrarla e adagiarla sul suo petto. Alcuni rigoli di saliva riflettono la tenue luce dell’alogena.
Il suo deglutire tradisce un’attenta gustazione del mio sapore rimasto in bocca.
La sua esplicita eccitazione accende la mia, se mai ce ne fosse stato bisogno, e a quel punto anch’io, come il maschio, intuisco “l’inutilità” dei preliminari, per cedere ad istinti decisamente più animaleschi.
Lo sovrasto dall’alto a gambe aperte per qualche istante ancora … la notte è appena iniziata e il nostro desiderio ci garantisce l’autonomia necessaria per portare a termine un altro lungo viaggio.
FINE
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