domenica, 18 maggio 2008

Avevo proprio bisogno di un regalo, si un regalo per me, uno di quelli che non si dimenticano. Ho preso un giorno di ferie e sono partita per Milano con una mia amica, ovviamente un’amica che condivide la mia ormai nota sfrenata passione per le scarpe e capisce cosa significa per me una giornata come questa. Obiettivo: il più bel negozio di scarpe d’Italia, forse del mondo, un posto magico dove “un paio di scarpe nuove può cambiarti la vita” (come disse Cenerentola).

Tutto il viaggio non facciamo che fantasticare sull’esperienza che ci aspetta, una sola volta nella vita potrò permettermi un paio di scarpe come quelle che sto per comprare. Parcheggiamo a poca distanza, in uno di quei garage milanesi da 6 euro l’ora, un’altra pazzia!

Più ci avviciniamo e più i negozi diventano lussuosi, sfacciati, con vetrine ricche di neon e faretti freddi che illuminano scenografie artificiali. Il posto dove dobbiamo andare è in un angolo nascosto, discreto, quasi al buio in una Milano luccicante come Las Vegas.

Eccolo! Via Bagutta  è parallela a Via Monte Napoleone, dietro la storica Pasticceria Cova. Prima di entrare urge un aperitivo rifocillante con rapida visita alla toilette, dobbiamo essere in piena forma.

Appena girato l’angolo ci saluta la bandiera rossa bordata d’oro stile veneziano accanto alla porta d’ingresso, le vetrine sono tutte piccole e con una luce soffusa, poche calzature esposte. Osservo con minuzia ogni vetrina e dall’ultima intravedo l’interno, un salottino dall’aria antica. Una signora sta provando alcuni sandali, davanti a sè almeno 5 scatole vuote, una sopra l’altra, e due commessi che la seguono in ogni cosa. Penso “chissà che Signora importante dev’essere, ora entro io e faccio veramente la figura di Cenerentola…”.

La mia amica è più coraggiosa di me e mi trascina dentro il negozio, è arrivato il momento. Timidamente osservo ogni scaffale buttando un occhio di tanto in tanto alla Signora, non ci metto molto a capire che è una donna decisamente fuori dagli schemi: al collo almeno 70 collane tutte diverse, un anello enorme ogni dito delle mani, vestita in rosa cipria con abiti dalla foggia eccentrica, prende confidenza con tutti, commessi, altre clienti, con me… sopra un divano la sua borsa contiene due piccoli cani che la guardano con timore e ubbidiscono rigidamente pur essendo cuccioli.

La commessa mi si avvicina e mi invita molto gentilmente a chiedere il suo aiuto quando ho bisogno, nonostante la Signora continui a richiedere la sua attenzione. Il collega fa avanti e indietro dal magazzino cercando di soddisfare ogni sua richiesta. Chiedo sottovoce di vedere un paio di sandali verdi, sobri, non troppo impegnativi, un acquisto così importante voglio poterlo indossare. La commessa sorride e mi dice che da loro ci sono tutte calzature “particolari”, difficile trovarne un paio da tutti i giorni, mi farà vedere i sandali verdi che hanno. Il verde è il mio colore preferito da sempre. Nell’attesa osservo ancora la Signora e gli scaffali. Entro in una stanzetta adiacente al salottino e, attratta dal colore verde che prevale, osservo l’interno di uno scaffale con le ante socchiuse. Avvicinandomi mi accorgo che sono scarpe di carta ricche di dettagli, come vere, costruite con una meticolosità ed una precisione incredibili.

La commessa ritorna con in mano una scatola rossa decorata d’oro, la posa a terra e mi invita a sedermi su una vecchia poltroncina in velluto rosso con la seduta usurata dal tempo e dai regali fondoschiena che sono passati da li o da chissà quale altro luogo. Mentre slaccio i sandali viola in raso che indosso, lei apre la scatola, estraendone un paio di sandali verdi di una bellezza imbarazzante, gioielli veri da calzare.

Penso alla mia richiesta e ringrazio il cielo che la commessa mi abbia comunque mostrato i sandali meno sobri e più impegnativi che io avessi mai visto prima. La commessa me li porge dicendomi che volendo renderli più discreti possono farmi fare un cinturino dello stesso raso verde dei sandali e spedirmelo a casa, come nei film.

Mentre li indosso sento il freddo del metallo sul collo del piede, una cascata di swarovski color smeraldo mi ricopre, un brivido mi pervade, sono emozionata come una bambina!

Mi alzo dicendo “li prendo!” senza esitare, senza ancora essermi vista allo specchio. Perfino la strana Signora mi dice “prendi questi, sono i Tuoi Sandali”.

Resto davanti allo specchio con le mani sulla bocca, senza parole, senza pensieri, con la testa riempita di emozione. Sento li occhi del commesso sui miei piedi, siamo tutti senza fiato ma io, io sto urlando dentro!

Scelgo con l’aiuto di entrambi i commessi il raso più adatto dal campionario, compilo una scheda con i miei dati e già che sono arrivata fin lì decido di provarmi altri sandali, tutti quelli che attirano la mia attenzione, mi sento una Principessa. Dopo qualche paio decido che può bastare, mi sento soddisfatta.

Mi avvicino alla cassa, il commesso prende la misura della mia caviglia per il cinturino, pago e ritiro il mio sacchetto rosso. Finalmente ho un paio di sandali di Renè Caovilla.

Esco con il mio sacchetto sottobraccio e torno alla realtà, tra le luci e la gente della “Milano da bere”. È ora di tornare a Torino, verso casa.

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sabato, 08 marzo 2008

Mi arrivano spesso mail in cui mi si chiede come si possono portare tacchi alti senza rischiare le caviglie e senza avere due prosciutti al posto dei piedi a fine giornata, soprattutto per chi è abituata alle scarpe da ginnastica o alle ballerine. Anche se potreste pensare, non sono nata su un paio di stiletti da 13 centimentri. E non c'è nemmeno la pozione magica di cenerentola che dalle ciabatte di pezza le ha fatto indossare addirittura un paio di scarpine di cristallo (detto tra noi non riesco ad immaginare nulla di più scomodo per i piedi).
Provate però a immaginare la sensazione di innalzarsi su un piedistallo che distende la gamba, la rende più affusolata, inarca il piede in una posizione sensuale e vi permette di guardare il mondo da qualche centimetro più su. È una sensazione a cui nemmeno alcuni uomini riescono a resistere… ci sono uomini, eterosessuali, che si comprano scarpe con tacchi vertiginosi solo per il piacere di indossarle in casa, magari soli o con la loro compagna. Non mi stupisce, io se fossi un uomo farei lo stesso, il tacco ha su di me un effetto magico.

Per ogni donna arriva il giorno in cui si desidera indossare almeno per quell'occasione speciale un bel paio di tacchi e sentirsi leggiadra e irresistibile, ma non ci si improvvisa supertramper!

Proviamo a diventare uno di quegli esemplari di femmina molto apprezzati dagli uomini che si muovono con perfetta disinvoltura fra stiletti e spilli dalla mattina presto fino al calar della notte?

Come per quasi tutto, è una questione di esercizio, le nonne insegnano (e in quanto a stile ne sapevano certo più di noi). Iniziamo per gradi:

1. Non partite con il tacco 10, è l’obiettivo finale. Meglio un 7 da indossare in casa per qualche settimana, preferite una scarpa chiusa, i sandali danno la sensazione di avvolgere meno il piede e vi sentirete più insicure. Questi della foto sono di Caovilla, sarebbero perfetti! Ragionate al contrario del solito: una volta a casa, smesse le scarpe che avete indossato tutto il giorno, indossate un bel paio di scarpe scomode! Non per l’intera serata, ma gradualmente vi dovrete abituare all’idea che ciò che prima era scomodo, inizia a diventare naturale. Quando vi sarete abituate passate ad un tacco più alto, ma sempre in casa.
2. Fondamentale, anche se vi sembrerà che non c’entri, una perfetta pedicure. I piedi secchi, pieni di calli e duroni, oltre a non essere per nulla attraenti fanno male. La pelle dura non accompagna il piede nei movimenti e non ammortizza l’impatto con il terreno. Quindi piedi sempre curati e supermorbidi. In proposito leggetevi il mio post di inizio inverno sulla cura dei piedi.
3. Per affrontare la prima uscita con i tacchi, usate le scarpe con il tacco 7, vi serviranno per acquistare un po’ di sicurezza prima di affrontare la vera sfida. È necessario che le abbiate utilizzate per parecchio tempo in modo che abbiano preso la forma dei vostri piedi e che non vi causino altri problemi legati non al tacco ma alla scarpa nuova. Considerate l'idea di portarvi un paio di scarpe di ricambio per i casi più estremi, se proprio non ce la fate ad andare avanti o avete a che fare con qualche imprevisto, non vi rovinerete la serata.
4. Anche nella tipologia di uscite ci vuole gradualità: le prime volte che indossate i tacchi scegliete delle uscite brevi, tipo casa-auto-ristorante-auto-casa. Da evitare le lunghe passeggiate in centro e i parcheggi a 1 km dal ristorante o dal cinema. Pian piano allungherete il tragitto. Se non volete veder sbuffare il vostro compagno cercate la complicità di un’amica per il vostro allenamento.
5. Cercate di evitare ogni terreno sconnesso o scivoloso e fate sempre attenzione a dove mettete i piedi. Non camminate guardandovi i piedi ma buttate sempre un occhio 3 metri avanti a voi, sarete in grado di prevenire eventuali piccole imperfezioni del terreno che normalmente non vi creano nessun problema ma con i tacchi sono fastidiose e rischiano di farvi prendere una bella storta. Quindi attenzione ai sampietrini, alla ghiaia, agli scivoli per le auto davanti ai portoni, al ghiaccio d’inverno e all’acqua sul porfido d’estate. Nel salire le scale tutta la scarpa deve essere piantata sul gradino, mentre in discesa poggiare la suola e poi il tacco.

E ora passiamo ai fatti:

Appoggiate sempre prima il tacco e poi il resto della suola
• Tenete le dita dei piedi più distese possibile
• Bilanciatevi con le braccia
• Tenete le gambe unite, parallele e ben dritte
• Fate passi piccoli e regolari


Dopo qualche settimana di uscite ad altezza 7 potete provare con scarpe tacco 10, sempre con molta attenzione e dopo averle usate un po’ in casa per ammorbidirle. I sandali sono il passo successivo ma con la stessa gradualità dei tacchi. Ci sono comunque sandali che io stessa uso solo per tragitti casa-auto-ristorante-auto-casa, bellissimi ma non adatti alle passeggiate in centro. Bisogna saper scegliere la calzatura giusta per l’occasione, questa è una regola che vale sempre.

Un anno di costante e severo allenamento e sarete pronte ad affrontare la quotidianità su un paio di Manolo Blahnik da 10, o addirittura un paio di Roger Vivier da 12. WOW!

E se proprio non ce la fate c'è sempre una soluzione B: le scarpe della foto, che con un semplice scatto si trasformano da alte a basse...



Se volete leggervi un libro sull’argomento cercate “How to walk in high heels?” (Sperling & Kupfer), di Camilla Morton, una scrittrice inglese che al problema del tacco ha dedicato più di qualche pagina, la prefazione è scritta da John Galliano.

Oppure “Assolutamente Glam” (Sperling & Kupfer), in cui Cinzia Felicetti riserva allo stiletto un posto speciale fra i magnifici 10 del guardaroba femminile.

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domenica, 16 settembre 2007

Sabato. Mattino.
Mi sveglio, finalmente riposata dopo una settimana faticosissima: impegni di lavoro e orari protratti ad oltranza. Ma oggi no! Mi sento fresca e con voglia di fare. Ancora una stiracchiatina da gatta fino a sgranchirmi le dita dei piedi e salto giù dal letto.
L’idea che mi frulla in testa mentre gusto lo yougurt artigianale con cui faccio colazione tutte le mattine è già chiara e delineata, e se non l’avessi avuta io l’avrebbe sicuramente avuta Valeria.
Valeria è una mia nuova amica.
Dico nuova perché è una delle ultime gradevolissime conoscenze fatte, in realtà risale a più di un anno fa. È una persona solare, che sa affrontare la vita con il giusto senso dell’umorismo.
Anche Valeria ha la mia stessa malattia: patita persa di scarpe e accessori vari. Lei, oggi, è quello che ci vuole!
Non la definirei esattamente una feticista di scarpe, ma avendo approfondito con me alcuni temi riguardanti l’erotismo del piede, è ben consapevole di quel mondo parallelo che alimenta i desideri di voi “estimatori”. Inoltre, come dicevo, il suo spiccato senso dell’umorismo le permette di affrontare le sfaccettature della vita con la giusta interpretazione.
Prendo il cellulare e faccio il numero.
“Ciao Vale, stamattina ho pensato a te… “ lascio volontariamente in sospeso la frase (pronunciata con enfasi maliziosa) affinché possa riconoscere nel tono le mie intenzioni bellicose.
“Ciao Sara, ma che bellissima e soprattutto sincronizzata sorpresa questa tua telefonata!”.
“Già!” ribatto io “che tempismo vero?”
Non vi ho detto che ci lega una straordinaria telepatia, per la quale ogni tanto decidiamo di vederci ed improvvisare la giornata, e quando dico improvvisare intendo letteralmente dire che non sappiamo dove potremo mai arrivare!
Ma chissà perché – per quanto si improvvisi – un punto fermo delle nostre uscite è comunque l’andare alla scoperta di nuovi negozi di scarpe o il passaggio da quelli già “collaudati”.
Proprio come quella boutique leggermente fuori dal centro il cui titolare – l’elegantissimo Signor Edoardo – ci vede almeno una volta al mese scombussolargli l’ordinarietà della sua attività.
Il Signor Edoardo è un condensato di competenza, professionalità e buon gusto, sia in tema di scarpe maschili sia in tema di scarpe femminili, ma come tutti i modelli di riferimento anche lui ha una debolezza o meglio dire un punto debole: un’irrefrenabile attrazione per i piedi delle donne. Lo scoprii tempo fa e da allora, di quando in quando, mi intriga tessere un filo sottilissimo tra le mie provocazioni e il suo desiderio di piedi. Bastò confidarlo a Valeria per mettere a calendario il nostro passaggio in quella boutique almeno una volta al mese ...

Eccoci gesticolare davanti alla vetrina indicando un sandalo dopo l’altro fino a che la nostra presenza attira inevitabilmente l’attenzione del Signor Edoardo che, molto elegantemente, accenna ad un inchino accompagnato da un mezzo sorriso, non un vero sorriso, piuttosto un cenno di benvenuto ed approvazione.
Naturalmente ricambiamo la cortesia con un sorriso meno composto e decisamente più sbarazzino. Continuiamo l’analisi delle bellezze esposte in vetrina immaginandole ai nostri piedi, mimando in modo inequivocabile il desiderio di indossarle.
Il Signor Edoardo, con fare apparentemente indifferente, ci segue con la coda dell’occhio. Io e Valeria ci guardiamo per un secondo e la scintilla scocca. “Dai entriamo!” diciamo in sincrono.
Il suono monocorde del cicalino della porta annuncia la nostra entrata.
Un suadente “Benvenute!” con fare d’altri tempi seguito da una sequenza di convenevoli settecenteschi, ci cala in una dimensione temporale parallela.
Valeria lascia a me il ruolo di protagonista essendo lei maestra in quello di ”spalla” per la rappresentazione che abbiamo in mente.
“Sara, perché non chiedi al signore di farti provare quel paio di bellissimi sandali che abbiamo appena visto in vetrina?” esclama a voce alta quel tanto che basta per far intendere che si tratta di una conversazione a tre.
“Quali esattamente?” interviene lui.
“Quelli a tallone chiuso e fascetta in pitone sulle dita” rispondo io.
Il suo sospiro ci conferma la condivisione del gusto per quelle calzature.
“Prego accomodatevi” – indica il divanetto – ”37 e mezzo non è vero?”. Si allontana senza attendere la risposta che si aspetta.
Ci sediamo vicine una fianco all’altra con la postura che conviene a due signore.

Indossiamo entrambe scarpe chiuse perché – lo sappiamo - sarà più intrigante per il Signor Edoardo assistere alla ”rivelazione” al momento delle prove.
Mi riserva sempre una genuflessione, per aiutarmi ad indossare le calzature, confermandomi puntualmente, con assoluta signorilità, che tale servizio non lo riserva certo a tutte le sue clienti, ma solamente a quelle le cui estremità siano espressione estetica della bellezza femminile intesa in senso più ampio.
Apre la scatola di cartone per estrarne il sandalo mentre io unisco leggermente le caviglie.
Valeria esordisce “Le sue collezioni, Signor Edoardo ci lasciano sempre senza fiato”.
Edoardo alza lo sguardo verso di me e mi chiede: “Posso?”. La sua è una richiesta di autorizzazione ad indossarmi le scarpe.
“Certo” rispondo io, avvicinando una caviglia alla sua mano che delicatamente l’afferra, con l’altra mi sfila la scarpa partendo dal tallone.

Il suo movimento non è semplicemente rallentato, piuttosto una sequenza di fermo immagine che esaspera tutta l’operazione. Lo sguardo tra me e Valeria si incrocia, condividiamo un sorriso, ci pervade un senso di eccitazione leggera, soddisfazione di donna.

Non appena il mio piede rimane nudo nelle sue mani, distendo le dita a punta. Lui si paralizza per un istante. Valeria lo interroga sulla qualità della mia pedicure.
I suoi elogi si disperdono intorno a noi e io fingo un imbarazzo compiaciuto che serve a farlo sentire maggiormente padrone della situazione, alimentando la serie di complimenti, perché abbassa il suo timore di irriverenza .
Il suo toccarmi non va mai oltre l’aspetto funzionale del suo mestiere e l’ammiro per quanto so possa essere difficile – per un estimatore di piedi - non abbandonarsi ad una frenetica e passionale manipolazione.
Non a caso stiamo parlando del SIGNOR Edoardo.
Mi sembra quasi doveroso concedergli un’ulteriore soddisfazione: mi sfilo l’altra scarpa appoggiando il piede sul suo ginocchio in attesa che mi indossi anche la seconda.

Fatto.
Mi alzo in piedi per una breve passerella davanti allo specchio e intorno a lui facendolo così attorcigliare su se stesso.

“Bellissime” la mia esclamazione.
“Sì, ti stanno proprio bene” dice Vale “non dovresti farteli scappare questi sandali”.
“Sembrano fatti per i suoi deliziosissimi piedi Signorina Sara” aggiunge il Signor Edoardo mosso da uno slancio che poco ha a che vedere con spicciole tecniche di marketing, quindi aggiunge: “in realtà signorina Sara i suoi piedi esaltano qualunque calzatura… anche quelle chiuse!”

Marketing o non marketing non potevo che rispondere: “LE PRENDO!”

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lunedì, 03 settembre 2007

Oggi. Pausa Pranzo. Conversazione tra me e alcune colleghe.

L'esperimento di oggi era parlare di feticismo senza usare il termine feticismo, come nel gioco "taboo" (in cui non si può nominare una parola con tutti i suoi derivati ma si deve portare l'altro a dirla).
Non ricordo l'esatto momento in cui ho trovato lo spunto per iniziare a parlare di piedi, so solo che ad un certo punto parlando di attenzioni reciproche tra partner ho parlate del mio grande privilegio di avere una pedicure completa ogni settimana, dal pediluvio al massaggio con crema.
La prima reazione è stata di stupore, poi di "invidia", poi voglia di provare a proporlo al proprio compagno. L'esclamazione di una delle mie commensali è stata "Bisognerebbe avere un uomo feticista! Sarebbe la soluzione perchè lo accettasse non solo per fare un favore a noi donne ma per se stesso..." e l'altra le risponde "proverò a proporlo al mio, magari scopro che non aspetta altro..."

Ma ci pensate? Magari ogni volta che ci si fa un problema ad esporsi esplicitamente con la propria donna si perde una grande occasione!

Esperimento riuscito. Dal massaggio al "bendaggio" il passo è breve  ...

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domenica, 29 aprile 2007

Eros&fetish

Uomini sedotti dai tacchi a spillo

Altro che donna mediterranea tutta curve! A far schizzare il testosterone alle stelle non sarebbero i seni prorompenti o i fondoschiena alla J.Lo, ma un ben più “basso” particolare anatomico: i piedi, dita comprese. Stessa sorte per lingerie di pizzo, pantaloni inguinali, scollature sfacciate e push-up, strabattuti – era intuibile – dai tacchi a spillo. Vertiginosi, ovviamente. A incoronarli re indiscussi del fetish ci ha pensato una grande inchiesta inglese sulle predilezioni sessuali degli uomini, pubblicata sulla rivista di sessuologia “The International journal of impotence research”. Ben 5.000 gli intervistati: tacchi, lacci e scarpe ultrafemminili mandano in estasi il 64% dei partecipanti, mentre un buon 47% elegge il piede quale la parte del corpo a più alto tasso di erotismo. Il motivo? Mistero. E questa volta non si può neanche tirare in balle qualche teoria freudiana, visto che per il fondatore della psicoanalisi, sono simboli… fallici.

(Articolo trovato su “Salute & Bellezza” – credo di aprile – mentre attendevo al solarium di farmi un lettino UVA)

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mercoledì, 25 aprile 2007

Prima di prendere in analisi le tecniche pratiche per accattivarsi l’apprezzamento delle donne condividendo i loro stessi gusti, sarebbe opportuno cercare di identificare l’interlocutrice più adatta.

 

L’ASPETTO ESTERIORE:

Tracciare l’identikit di una feticista basandoci su elementi “visibili” che potrebbero aiutarci a svelare una certa recettività all’argomento ci servirà ad individuare la potenziale interlocutrice.

Iniziamo con l’affermare che una donna che sfoggia una forte caratterizzazione del proprio look attraverso l’utilizzo di accessori particolari (non necessariamente le calzature) implica una struttura mentale affine a quella del feticista, per dedizione al dettaglio, al collezionismo, all’esibizionismo (inteso come piacere di farsi guardare, contemplare, adorare), caratteristiche che possono diventare la leva su cui agire.

Il look esprime ciò che vorremmo essere (non necessariamente ciò che siamo!), dunque è indicativo delle nostre aspirazioni, desideri, aspettative, ma non esaustivo. (se vado ad un colloquio di lavoro per un impiego bancario cercherò di dare un’immagine di me confacente a ciò che vorrei fosse recepito dall’interlocutore, quindi un abbigliamento ordinato e classico, questo non vuol necessariamente dire che io sia una persona ordinata e classica). O ancora, un abbigliamento provocante e sexy sfoggiato in serate festose non vuol dire necessariamente essere una “facile”. Tutti noi ci vestiamo per comunicare con precisione determinate intenzioni spesso inespresse, a noi cogliere  prontamente l’occasione di far esprimere chi ci sta davanti.

Per riportare il discorso sui binari del feticismo, una donna che indossa i sandali ci sta più o meno direttamente dicendo: "autorizzo chiunque a guardarmi i piedi". (che poi vi siano donne che nonostante questo trascurino le loro estremità ci comunica l’altra metà del concetto, ovvero: non mi interessa che i miei piedi piacciano a chi li guarda). Ma fermiamoci al messaggio primario: sandali = piedi nudi.

Altri indizi? Una donna che indossa tacchi di 10 centimetri ci sta dicendo: "voglio essere sexy"; una donna che indossa scarpe basse ci sta dicendo: "voglio essere comoda". E ancora: donne con piercing e tatuaggi normalmente sono persone attente al dettaglio, di vedute aperte, che ci comunicano “provo autocompiacimento nell’esporre sul mio corpo un segno che richiami l’attenzione”, sono persone “eroiche” disposte al dolore fisico (spesso a vere e proprie battaglie famigliari per le più giovani) pur di ottenere ciò che desiderano.

Esibizionismo, autocompiacimento vanno a nozze con gli intenti di qualunque feticista che altro non aspetta che poter ammirare e adorare; inoltre l’elemento dell’eroismo ci permette di affermare che chiunque sia dotato di questa inclinazione sarà tendenzialmente un individuo capace di "sacrificarsi" per una giusta causa, la sua! (sarà sufficiente farle sposare anche la causa del feticismo, la nostra!).

 

 

 

Nel dettaglio: alla laccatura delle unghie delle mani spesso (MA NON SEMPRE!!!) corrisponde una uguale dedizione a quelle dei piedi, e una donna che non trascura la pedicure è quantomeno cosciente dell’eventualità che i suoi piedi possano essere oggetto di sguardi. È già un ottimo punto di partenza ;-)

Segnali ancora più espliciti come decorazioni applicate alle unghie dei piedi, anellini, o tatuaggi sul collo del piede o sulle caviglie, indicano la volontà di valorizzare quella parte del corpo e, inequivocabilmente, la totale accettazione della stessa come degna di essere evidenziata. Una donna così non potrà certo rifiutare un complimento sulla parte oggetto di tanta cura!

Movenze particolarmente voluttuose, armoniche, fluide, spiccatamente femminili, sono indicatrici di una persona in grado di muoversi con  coordinazione psico motoria, ovvero con consapevolezza e percezione di se all’interno di uno spazio, indica coerenza tra pensiero e azione/movimento, da cui la predisposizione al sapersi muovere - potenzialmente sempre e comunque - anche in situazioni/esperienze nuove, mai provate, mai vissute. Stiamo parlando di una persona maggiormente capace di percepire ed attuare.

Starà a noi feticisti facilitarla nel processo di acquisizione dati e conseguente trasformazione degli stessi in processi produttivi (esattamente quei processi che ci interessa si verifichino). Oddio mi perdo nei miei stessi ragionamenti… J

 

 

 

L’ASPETTO INTERIORE:

Ma come può essere una feticista dall’interno? Proviamo ad analizzare elementi di tipo interiore/psicologico, meno evidenti ma più radicati ... il look si può cambiare spesso e volentieri ma la nostra impostazione mentale no! (quanto meno non con la stessa rapidità, quindi è un indizio maggiormente indicativo dell’individuo)

Una persona che non assuma posizioni gratuitamente discriminanti o prevenute rispetto a qualsivoglia argomento/circostanza è una persona che non subisce l’influenza del pregiudizio: mente fertile per far attecchire il seme del feticismo! Questa categoria di individui spesso coltiva amicizie e relazioni sociali variegate, che non dipendono dall’estrazione sociale, culturale, sessuale.

Persone capaci di profonda introspezione denotano uguale attitudine all’ascolto e alla comprensione dell’altro, atteggiamento mentale basilare per la condivisione del nostro punto di vista, ovvero il punto di vista di un feticista.

Chi sa scavare profondamente in se, sapendo cogliere le matrici del proprio modo di pensare, più facilmente saprà applicarle al prossimo, facendosi quindi carico, con più tolleranza ed elasticità, delle diversità altrui, ridimensionandole a qualcosa di accettabile, possibile, condivisibile, sperimentabile.

Persone dotate di senso dell’umorismo sono predisposte di buon grado allo scherzo, al gioco, al divertimento, quindi alle sorprese, alle novità. Con questo tipo di persone avrà più efficacia una comunicazione iniziale che tenda a ironizzare, sdrammatizzare, stemperare l’argomento piedi. Quindi sarà opportuno approcciare con simpatia e autoironia appunto riservando gli aspetti più intimi e "ossessivi" ad un grado superiore di reciproca fiducia.

Un’ultima dote nascosta della potenziale feticista è la curiosità ... un’irresistibile tendenza alla soddisfazione dei propri interrogativi.

Provate a far passare l’idea che dietro al Feticismo del Piede vi sia tutto un mondo nuovo ed inesplorato da scoprire, pieno di cose inimmaginabili e al contempo reali, cose esclusive e tremendamente piacevoli ... POI MI DITE SE ESISTE UNA DONNA (CURIOSA) CHE RESISTE ALLA TENTAZIONE DI PROVARE!!!

 

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lunedì, 26 febbraio 2007

BRUCIAMO LA CODA DI PAGLIA! (quarto atto)

Abbiamo affrontato precedentemente il tema dell’identificazione dei propri valori e il relativo atteggiamento mentale di "sostegno" da assumere in loro difesa.
Sì lo so tra il dire e il fare... proprio per questo passeremo presto alle sezioni pratiche nelle quali si possa trovare conferma di tutte le teorizzazioni fin ora enunciate nella realtà quotidiana.
Nel frattempo iniziamo con il distinguere due tipologie di feticisti in esame: quella costituita da feticisti consapevoli ma inespressi e single dai feticisti consapevoli ma inespressi nonostante la "coniugalità" con una compagna (moglie, fidanzata o semplice frequentazione femminile).
Per ora ci concentreremo sulla prima categoria... la più avvantaggiata (feticisti consapevoli ma inespressi e single), rappresentata da tutti quei Feticisti che sono in cerca di una compagna.
Dico avvantaggiata poiché la problematica è solo quella ti trovarla ex novo, e non di convertire una donna già compagna tenuta all’oscuro, la cui considerazione del proprio uomo sia fondata su elementi ormai consolidati (per il reciproco grado di conoscenza fino a quel momento) ma improvvisamente controvertibili da nuove rivelazioni sulla sua persona.



Procediamo per ovvietà dato che per il cervello umano rappresenta la condizione più difficile per appropriarsi del ragionamento. Spesso le ovvietà considerate tali dal nostro modo di pensare ci inducono a credere che non siano meritevoli di qualsivoglia approfondimento (infatti la testa ci dice che è OVVIO!!!).
Non è esattamente così:
Se io fossi un Feticista del piede consapevole ma single ed in cerca di una compagna troverei ovvio (ancorché consapevole) cercare una Feticista corrispondente... OVVIO! Ma perché allora sono ancora alla ricerca? Forse si sarà estinta (o non è mai esistita) la razza delle donne Feticiste del piede? Forse nessuno è in grado di capirci? Forse commetto un peccato mortale nel voler coinvolgere la partner nella mia ricerca del piacere? Forse...
Forse è il caso di mettere da parte tutti questi forse e ragionare su dati di fatto, su episodi concreti che possano testimoniarci la bontà del discorso.
Quanti fatti concreti potete annoverare tra quelli effettivamente perseguiti per raggiungere il vostro scopo? Non è importante identificare quali andati a buon fine e quali no, piuttosto quantificarli numericamente, anche in questo caso vale la legge dei grandi numeri. Intendo dire che se a trent’anni di vita i vostri tentativi si possono contare su una mano, sono pochi per lamentarvi del vostro mancato successo. 

 

La ricerca della persona giusta si articola attraverso un percorso arduo, in salita, e pieno di trabocchetti ma questo è il sadico sarcasmo della vita, nulla più.
Non dovremmo mai crearci l’immagine ideale del partner attraverso l’amplificazione dei suoi pregi e delle sue virtù, piuttosto prendere coscienza della realtà attraverso un processo contrario di identificazione dei suoi difetti e delle sue negligenze evitando di costruirci falsi alibi per la loro accettazione.
E ovvio sia più facile accettare di buon grado tutti i lati positivi (che tra l’altro essendo positivi non avrebbero bisogno di essere amplificati: li abbiamo già accettati!) rispetto a quelli negativi, tuttavia essendo decisamente questi ultimi che compromettono la stabilità della coppia e la nostra realizzazione in essa, nella nostra fase di analisi influisce poco l’eventuale amplificazione: già non ci piacciono! Tuttavia estremizzare potrebbe aiutarci a prendere coscienza della realtà.
Dunque la donna ideale (per noi donna feticista) non la troverete mai (salvo caduta dal cielo) cercandola nei meandri delle sue virtù tra le quali avete già autorizzato l’esclusione del feticismo del piede come effettiva dote. È molto probabile che in quel caso abbiate già deciso che sia la donna ideale, semplicemente perché siete voi ad accettare l’idea che la donna ideale possa essere ideale indipendentemente dal fatto che condivida o no con voi la passione per i piedi. A mio ideale è un paradosso! Forse si tratta dell’ideale di qualcun altro che non siete voi!!!
Allora sarà bene che cerchiate la vostra donna ideale tra quelle con cui sia possibile il confronto tematico di cui sopra... e già così sarà difficilissimo trovarla!!! È altrettanto vero che non la troverò tra quelle che di feticismo dei piedi non ne vogliono sentir parlare. Ovvio no? CERTAMENTE OVVIO, talmente ovvio che forse non avete mai ragionato in questi termini, liquidando la questione con un bel: "in fondo ha già tante altre qualità". Come siamo bravi a raccontarci le favole e come siamo bravi a crederci quando ci fa comodo!



Riassumendo: la donna ideale per un feticista non può NON essere che una donna feticista (per donna feticista non intendo dire che tale passione le debba appartenere da sempre e indipendentemente da voi, ma che abbia quei requisiti mentali e della personalità necessari per condividerla sia da un punto di vista psicologico che sessuale).
Naturalmente non esiste un marchio di fabbrica stampato in fronte per cui sia possibile riconoscere al volo una potenziale feticista (a meno che non indossi inequivocabilmente una delle mie magliette), ma esiste un metodo (quello che diventerà il proprio metodo) per velocizzare la scoperta del potenziale, nel proprio interesse di non perdere tempo a vuoto. Affronterò in un’altra lesson l’identikit della potenziale feticista.
Tornando al concetto di partenza, iniziamo quindi col dire che un feticista dovrebbe affrontare appena possibile l’argomento piedi con la sua nuova conoscenza femminile, primo per non perdere tempo inutilmente, secondo perché nella fase iniziale di una conoscenza le implicazioni psicologiche e sentimentali sono ancora tali da rendere più che sopportabile l’eventuale rinuncia alla frequentazione futura di qualcuno che non soddisfa i vostri valori feticisti.
La fase iniziale della conoscenza tra due persone che hanno reciprocamente il desiderio di esplorarsi ha un ulteriore aspetto a vostro vantaggio: l’eccitazione iniziale rende più facile l’accettazione di simpatici difetti e curiose “stramberie” perché rappresentano in quel momento ulteriori elementi di stimolo a proseguire la reciproca esplorazione e quindi elementi con una connotazione positiva e non negativa perché diversa. È evidente la maggior facilità con la quale potete esprimere le vostre inclinazioni considerate “diverse” per non dire ”deviate” dal pensare comune, in una fase come quella del corteggiamento.
Provate ad immaginare (a meno che non ci siate già passati) una coppia in cui lui, dopo qualche anno di relazione consolidata e magari proiettata verso un progetto di vita comune, improvvisamente tende a spingere la sessualità verso una direzione nuova (feticismo, bdsm, …). La reazione di lei sarà, nella migliore delle ipotesi, di stupore e smarrimento che facilmente poteranno all’isolamento o, dopo lunghe discussioni, ad un irreversibile rifiuto della “nuova direzione”, nella peggiore delle ipotesi il rifiuto riguarderà anche lui come persona perché lei si sentirà tradita in tutte quelle maturate convinzioni sulle quali si è basato il rapporto di coppia fino a quel momento.

(ci tengo a precisare che il ragionamento può valere per un feticista con la sua donna quanto per una donna amante del bondage o di qualche pratica inusuale con il suo uomo e comunque in tutte quelle occasioni in cui non si è chiari sulle proprie inclinazioni o passioni o abitudini di vita, ovvero sui propri valori irrinunciabili)


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sabato, 03 febbraio 2007

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BRUCIAMO LA CODA DI PAGLIA! (terzo atto)

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Lo scopo di un feticista del piede non deve essere quello di convincere ma di avvincere.

La comunicazione consiste nell’assunzione della responsabilità delle risposte che si ricevono, se le risposte che mi danno non sono quelle che mi aspettavo è molto probabile che abbia sbagliato il modo di porre la domanda.

Se sono un feticista frustrato e non realizzato, dovrei incominciare a domandarmi non PERCHÉ lo sono ma COME fare per gratificarmi e realizzarmi.

Ancora una volta avanziamo per esempi pratici.

E noto a tutto il genere umano quanto sia diffusa tra gli uomini la passione per il calcio o per i motori, così come per le donne quella per la cosmesi o per la moda.

Adesso immaginate di incontrare una donna capace di sostenere con disinvoltura e competenza qualsiasi discorso tecnico/sportivo su motori e competizioni motoristiche, in grado di citare marche, sigle e codici con assoluta professionalità di settore. O ancora, immaginate una donna capace di ricordare a memoria risultati calcistici e formazioni di squadre. Non rimarreste comunque stupiti e catturati da tanta preparazione, per il fatto che sia una donna a sapere tanto, indipendentemente dal vostro interesse erotico nei confronti di quella stessa donna?

Proviamo a ribaltare la situazione dal punto di vista femminile: se io mi trovassi davanti un uomo capace di sostenere una conversazione su ultime tendenze e novità in campo di moda, o nel dettaglio in campo di piedi, pedicure, scarpe, sandali… non ci sarebbe alcuna differenza! Sarei rapita da tanta preparazione in settori non propriamente maschili, per me assolutamente naturali.

Il trucco sta proprio qui: nel subliminale contrasto creato tra quelle generalmente riconosciute come competenze femminili e il fatto che quelle stesse competenze siano invece esplicate da un uomo.

Dunque iniziate a documentarvi, studiare e memorizzare quanti più dati possibili relativi a tutto ciò che è potenzialmente associabile ai piedi e quindi riconducibile al feticismo. Questo vi consentirà di stabilire continui riferimenti e citazioni all’argomento.

Vi sto dicendo di imparare nomi di creme, metodologie di trattamenti curativi/estetici, marche di scarpe, negozietti particolari, citate letture sul tema e documenti "istituzionali" da spendere con disinvoltura nelle più normali conversazioni, trasmettendo l’idea che possiate quasi diventare una sorta di consulente d’immagine (per i piedi).

Questo è il primo passo per avvicinarci alla condivisione di un tema tanto caro come quello dei piedi appunto, ma sappiate che è soltanto l’incipit, il punto di contatto, di partenza ... non potrete "fingere" e nascondere ad oltranza il valore erotico che voi attribuite ai piedi dietro la maschera del finto estetista, non sarebbe corretto e soprattutto non vi libererebbe dalla coda di paglia, obbligandovi ancora a vivere con frustrazione la vostra passione.

L’obiettivo finale sarà quello di dichiararsi feticisti del piede senza paura di sgradevoli valutazioni, anzi, con piacevolissime conseguenze.

ATTENZIONE PERÒ! Ora non dimenticate che nella maggior parte delle donne risiede una forma innata di feticismo che potremmo definire estetico (sarebbe altrimenti inspiegabile tanta maniacale propensione nella scelta delle scarpe, degli accostamenti con le calze, con gli smalti, tanto tempo speso nelle sedute dall’estetista, ecc), mentre il feticismo maschile potremmo definirlo prevalentemente erotico.

Che si tratti di feticismo estetico o erotico, la cosa ben augurale è riscontrare che il terreno di gioco sia lo stesso per entrambe le parti: questo consentirà reciprocamente di stabilire il "regolamento del gioco". L’importante, in questa prima fase di approccio e di auto-esposizione, è utilizzare sempre un linguaggio affine alla logica di feticismo estetico anziché un linguaggio affine al feticismo erotico. Se vedete una donna con un paio di piedi attraenti, quello che vi passa in testa è quasi certamente un pensiero ai limiti della pornografia, ovvio che se il commento fosse troppo spinto la donna in questione lo prenderebbe come un’invasione del proprio spazio intimo, ma se le fate un complimento sulle scarpe, sulla cura dei piedi o sul suo modo di camminare non potrà che apprezzare. Il primo segnale che quella è una donna che apprezzerà questo tipo di complimenti potrebbe essere il fatto che ha mani e piedi particolarmente curati nella pedicure e nello smalto.

 

Facciamo qualche simpatico esempio di traduzione per rendere l’idea:

 

Pensiero adatto al

FETICISMO EROTICO

 

Linguaggio adatto al

FETICISMO ESTETICO

1) vorrei leccare il tacco delle tue scarpe

1) wow che tacco vertiginoso le tue scarpe!

2) mi eccita annusarti i piedi

2) il profumo della tua pelle è per me irresistibile

3) mi eccito all’idea di metterti lo smalto

3) questo smalto valorizza molto i tuoi piedi

4) mi farei fare di tutto dai tuoi piedi così sensuali

4) quel dondolare della tua caviglia è molto sinuoso

5) sapresti fare un foot job?

5) conosci il mondo feet fetish?

6) muoio dalla voglia di vedere che piedi contengono quelle scarpe fetish

6) le tue scarpe sono davvero originali, molto belle, hai lo stesso gusto anche per i sandali

 

 

Vedremo nelle prossime LESSONS le tecniche per passare dall’approccio al feticismo estetico a quello erotico conducendo per mano la partner in modo "indolore" e soprattutto efficace.

E non mancate perché farò l’appello!!!

postato da: mattaxisandali alle ore 15:32 | Permalink | commenti (33)
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domenica, 21 gennaio 2007

BRUCIAMO LA CODA DI PAGLIA! (secondo atto)

Come in tutti gli ambiti della vita l’atteggiamento mentale costituisce la fondamentale di qualsivoglia risultato.
Sveliamo di seguito alcuni meccanismi psicologici femminili per i quali possiate acquistare sicurezza nel proporre la vostra identità feticista, senza imbarazzarvi o sentirvi a disagio.
La precedente LESSON (l’identificazione dei valori) aveva proprio lo scopo di riconoscerli e accettarli come irremovibili rispetto alla propria scala di valori, infatti senza questa prima accettazione difficilmente si può evolvere.
Il punto è che se siamo disposti a difendere strenuamente altri valori e principi del nostro modo di pensare non vedo ragione per la quale non si debba fare lo stesso col discorso del feticismo ...
In fondo un omosessuale sarà ben disposto a difendere la propria identità sessuale senza compromessi rispetto all’identità eterosessuale (e viceversa ovviamente), nello stesso modo bisogna mettersi in testa di difendere la propria identità eterosessuale FETICISTA senza compromessi rispetto all’identità eterosessuale NON FETICISTA.
I principi e i valori in campo sono gli stessi.
Sappiamo forse difenderci solo dai più deboli?
Non voglio crederlo!

Torniamo alla psicologia femminile.
L’errore non è manifestarsi ossessionatamente coinvolti dal proprio ruolo di feticista piuttosto il non saperlo difendere - quel ruolo - cadendo così in una tale contraddizione da essere fiutata da chiunque come cosa deplorevole.
Quindi al bando voci tremolanti, fughe improvvise, negazioni protratte, in una parola: al bando il tradimento della vostra identità!
Se c’è una sola possibilità perché le persone accettino le nostre visioni della vita è spiegarle, sostenerle e difenderle.
Come donna potrei continuare a non condividere le idee e le proposte di un uomo se non confacenti alla mia mentalità, ma non potrei non essere affascinata dalla forza con cui le promuove e le sostiene.
Non sto parlando di imposizione ma di personalità e forza espressiva ... irresistibile per una donna.
Perché un feticista dovrebbe mai vergognarsi di quanto valore attribuisce ai piedi?!
Risolverò con un esempio pratico l’uguaglianza dei valori maschili/femminili paragonandoli ai valori feticisti/non feticisti.
L’individuo A, uomo, feticista, per sostenere un rapporto sessuale HA BISOGNO del piede (come àncora psico-erotica a cui aggrapparsi) affinché possa sostenere il rapporto stesso.
L’individuo B, donna, non feticista, per sostenere un rapporto sessuale HA BISOGNO di sentirsi amata (come àncora psico-erotica a cui aggrapparsi) affinché possa sostenere il rapporto stesso.
A questo punto per entrambi gli individui è applicabile il principio del BISOGNO (chi del piede, chi dell’amore) e ragionando in esclusivi termini di principio non vi è pertanto alcuna differenza; o sono entrambi da sostenere o entrambi da condannare poiché nessuno ha titolo per stabilire la nobiltà e la legittimità dell’uno o dell’altro bisogno.
È invece possibile che per limitatezza e convenienza di ragionamento (spesso femminile) si sposti strumentalmente l’attenzione dal principio (uguale per entrambi) al personalissimo gusto individuale.

Dunque se è legittimo, auspicabile e meritorio che un feticista rispetti le esigenze psico-erotiche di chi ha bisogno di sentirsi amata, altrettanto dovrebbe fare una non feticista rispettando le diverse esigenze psico-erotiche del feticista.
Provate a pensare alla prima volta che avete desiderato far sesso con una ragazza: sicuramente vi sarete sentiti insicuri sul come arrivare al vostro obiettivo, ma non sbagliati o in difetto, perché il sesso fa parte dell’epilogo naturale quando si parla di attrazione fisica tra due persone. Perché dovrebbe essere diverso il discorso quando si parla di pratiche di feticismo dei piedi? È comunque il naturale epilogo quando voi siete attratti da una donna.
Morale: se sei un feticista non corrisposto dalla tua partner e perseveri in quella relazione, vorrà dire che sei disposto a subire una mancanza di rispetto nei tuoi confronti e nei confronti dei tuoi valori, a questo punto aver la coda di paglia è l’ultimo dei problemi!
Non mi stancherò mai di ripeterlo: non nascondetevi mai, piuttosto lasciate che siano gli altri a sentirsi imbarazzati dalle vostre provocazioni (purché nei limiti dell’educazione e dello stile che contraddistingue il feticista tipo) e per la loro pochezza mentale.
Esercitatevi a maturare in voi un minimo di sano snobismo (che non vuol dire avversione) verso chi non è affine e non permettete mai a nessuno di farvi sentire sbagliato.
Ancora una cosa: forse qualcuno di voi crede davvero che se la più ostile e non feticista dichiarata dovesse mai subire delle spudorate avances rivolte ai suoi piedi da Bred Pitt (o chi per lui) ne resterebbe disgustata e scandalizzata??? Io sostengo invece che si dimostrerebbe pronta a farsi redimere e convertire al nuovo "credo".
Pertanto sappiate che raramente una donna ne fa una questione di principio ... ma di gusto!
Vedremo nella prossima LESSON FOR MEN le tecniche per imparare ad accattivarsi l’apprezzamento delle donne condividendo gli stessi gusti, come ogni per la famosa “prima volta” dev’essere un processo graduale.

Non bigiate le lezioni!!!

postato da: mattaxisandali alle ore 19:49 | Permalink | commenti (14)
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domenica, 31 dicembre 2006
Per chiudere il 2006 con i tradizionali buoni propositi per l'anno nuovo, affronterò il tema scottante della negazione o del mimetismo che riguarda molti Feticisti e moltissime persone con un'inclinazione erotico/sessuale sopra le righe. BRUCIAMO LA CODA DI PAGLIA!
Molti (non tutti ma vi assicuro MOLTI) uomini che mi hanno scritto, soprattutto di età sotto i 30 anni ma non solo, tendono a celare il feticismo se anche non completamente, in modo che condiziona la loro sessualità privandoli della condivisione mentale con la partner o addirittura privandoli completamente di alcuni aspetti che loro ritengono poco comprensibili dalle loro compagne. A prescindere dal fatto che personalmente non credo vi siano atteggiamenti sessuali sopra o sotto le righe purché consensualmente condivisi, è altrettanto intellettualmente onesto riconoscere che alcune pratiche meno "usuali" (quali il Bondage, l’SM, i Feticismi vari, fino a quelle universalmente ritenute vere e proprie estremizzazioni) richiedano un livello di somministrazione al partner più graduale per essere più facilmente metabolizzabile.
Analizziamo il fenomeno del Feticismo del Piede dal punto di vista psicologico con esempi pratici, al fine di suggerire spunti di riflessione per quelli che vivono nell’ombra questa passione.
Qual è il senso di negare la propria identità , come se vi fosse qualcosa di cui vergognarsi?
 
Non sarebbe più sano e piacevole vivere serenamente le proprie trasgressioni condividendole con la persona che amiamo, o che frequentiamo, liberandoci una volta per tutte dalla nostra coda di paglia???
In fin dei conti se è la persona che amiamo e con la quale pensiamo di dividere la vita dobbiamo pensare che è difficile e pesante la privazione per così lungo tempo dei nostri desideri sessuali, se è una persona che frequentiamo senza nessuna finalità futura è altrettanto inutile la privazione perché se “spendiamo” il nostro tempo con qualcuno deve essere tempo speso bene e volto alla soddisfazione dei nostri desideri, altrimenti non ha alcun senso.
L’analisi che segue, a mio parere, è applicabile a qualsivoglia contesto della vita e non semplicemente al contesto sessuale.
 
Consapevolizzarsi e accettare una volta per tutte i propri VALORI DI VITA (anche quelli scomodi) senza nascondersi dietro un dito è il primo passo verso la liberazione dalla propria condizione di omertà auto indotta. Ci sono due macro-categorie di valori di vita, quelli morali e quelli materiali.
In questo contesto intendo come valore, quel valore a cui è impossibile - per noi - rinunciare e per il quale non siamo disposti a scendere a compromessi.  (la fedeltà è un esempio di valore morale irrinunciabile – per qualcuno me compresa. La sessualità è un esempio di valore materiale irrinunciabile)
Consideriamo la sessualità come ciò che per noi è il macrovalore irrinunciabile rispetto a ciò che noi riteniamo essere la completa soddisfazione psicofisica in questo ambito.
Se stai leggendo questo post è molto probabile che il tuo valore materiale irrinunciabile sia proprio il Feticismo del piede… ;-)
Comunque se dubiti che questa tua inclinazione sia semplicemente un corollario alla tua più ordinaria vita sessuale e nulla più, tanto per giustificarti e sentirti in pace con te stesso, verificalo subito rispondendo a queste domandine:
1) quando ti capita per le mani una rivista di moda femminile o di gossip, quale particolare o dettaglio delle immagini fotografiche il tuo occhio corre a ricercare per primo?
2) quando sei al mare d’estate, il che presuppone piedi nudi ovunque, quante donne riesci a contare prima di aver loro visivamente "radiografato" i piedi?
3) quanto nervoso ti sale quando, davanti alla tv, in alcune trasmissioni, ti accorgi che non c’è un solo cameramen in grado di produrre un’inquadratura decente che scenda in dettaglio fino ai piedi?
 
Se la priorità in tutte le risposte è rappresentata dai piedi… ECCO! Puoi star certo che per te il Feticismo del Piede è un VALORE MATERIALE IRRINUNCIABILE!
Ma se è davvero irrinunciabile perché non si fa nulla di concreto per condividerlo con la propria partner e si tende invece a "cercare altrove" la soddisfazione?
 
Nelle prossime LESSONS FOR MEN affronteremo le prime tecniche in grado di bruciare definitivamente quella maledetta coda di paglia.
Ciò che posso fare io, nella prossima lesson, è offrirvi l’ultimo cerino... a voi l’utilizzarlo nel modo migliore!
postato da: mattaxisandali alle ore 11:08 | Permalink | commenti (10)
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