Quant’è bello sapere che a casa c’è qualcuno che ci aspetta … con le manette tintinnanti in mano!
È pomeriggio quando, indaffarata tra un impegno e l’altro, sento la suoneria del mio cellulare avvisarmi di un nuovo messaggio. Non sono sicura, i rumori della città interferiscono, mi sembra tanto la suoneria “speciale” che ho riservato al mio compagno di giochi, per distinguerla al volo dalle telefonate ordinarie. “Ho in mente qualcosa di nuovo per te” recita il messaggio.
I miei pensieri iniziano a correre.
“Voglia di giocare?” propone il secondo messaggio a distanza di una mezz’ora buona.
Lui conosce i miei tempi di riflessione – e non solo quelli – ogni volta mi concede la quantità esatta di minuti che gli garantisce il successo delle sue proposte. Tuttavia ignora come io sappia cosa devo fare e quando farlo per convincerlo della buona riuscita della sua azione.
Probabilmente lo sappiamo entrambi ma facciamo finta di niente perché i giochi vanno giocati fino in fondo con la stessa ingenuità dei bambini … come quando da piccoli si giocava a cambiarsi identità: “facciamo che io sono Barbie e tu sei Big Jim?”
La scambio di sms prosegue scandita da tempistiche e codici linguistici che solo noi conosciamo, fino a concordare il mio arrivo per quella stessa sera a casa sua.
Finalmente sono davanti alla sua porta. So già che mi farà aspettare qui fuori più di qualche minuto. Esattamente fino a quando mi avrà indotto a pensare che l’attesa stavolta ha superato il buon gusto del gioco e che è proprio uno stronzo. Solo a quel punto, nel girarmi per andarmene, sentirò il “clack” del portoncino che si apre. Il nervoso salitomi lentamente discende con la rapidità delle montagne russe, lasciandomi con la stessa emozione di chi vuol fare ancora un giro.
Mentre salgo le scale in marmo del vecchio palazzo in centro, penso a come “Lui” conosca bene i tasti da toccare per provocarmi quello sfarfallio allo stomaco che sto provando ora … e altrettanto bene quegli altri tasti del mio corpo, che riesco a stimolare allo stesso modo sola, nell’intimità della mia stanza, del mio letto, della mia penombra...
Prima o poi ci sposeremo, lo sento!
Lo sento ogni volta prima di far sesso e invece, puntualmente al termine delle nostre acrobazie, mi impegno a ridimensionare la nostra complicità e smisurata intesa mentale per non farmi condizionare troppo rischiando così la fine dei giochi.
In serate come queste non si cena e si parla anche poco.
Più che altro ci si sazia con la telepatia dei pensieri e con la fisicità che riempie lo spazio.
Sappiamo entrambi quanto sia impossibile non iniziare dai piedi. I miei piedi. Il suo sfrenato desiderio. E il io mio che lo segue fedelmente.
L’istante in cui mi sfilerà le scarpe ci unirà come un bacio appassionato. Da quel momento in avanti varrà tutto.








