Sabato. Mattino.
Mi sveglio, finalmente riposata dopo una settimana faticosissima: impegni di lavoro e orari protratti ad oltranza. Ma oggi no! Mi sento fresca e con voglia di fare. Ancora una stiracchiatina da gatta fino a sgranchirmi le dita dei piedi e salto giù dal letto.
L’idea che mi frulla in testa mentre gusto lo yougurt artigianale con cui faccio colazione tutte le mattine è già chiara e delineata, e se non l’avessi avuta io l’avrebbe sicuramente avuta Valeria.
Valeria è una mia nuova amica.
Dico nuova perché è una delle ultime gradevolissime conoscenze fatte, in realtà risale a più di un anno fa. È una persona solare, che sa affrontare la vita con il giusto senso dell’umorismo.
Anche Valeria ha la mia stessa malattia: patita persa di scarpe e accessori vari. Lei, oggi, è quello che ci vuole!
Non la definirei esattamente una feticista di scarpe, ma avendo approfondito con me alcuni temi riguardanti l’erotismo del piede, è ben consapevole di quel mondo parallelo che alimenta i desideri di voi “estimatori”. Inoltre, come dicevo, il suo spiccato senso dell’umorismo le permette di affrontare le sfaccettature della vita con la giusta interpretazione.
Prendo il cellulare e faccio il numero.
“Ciao Vale, stamattina ho pensato a te… “ lascio volontariamente in sospeso la frase (pronunciata con enfasi maliziosa) affinché possa riconoscere nel tono le mie intenzioni bellicose.
“Ciao Sara, ma che bellissima e soprattutto sincronizzata sorpresa questa tua telefonata!”.
“Già!” ribatto io “che tempismo vero?”
Non vi ho detto che ci lega una straordinaria telepatia, per la quale ogni tanto decidiamo di vederci ed improvvisare la giornata, e quando dico improvvisare intendo letteralmente dire che non sappiamo dove potremo mai arrivare!
Ma chissà perché – per quanto si improvvisi – un punto fermo delle nostre uscite è comunque l’andare alla scoperta di nuovi negozi di scarpe o il passaggio da quelli già “collaudati”.
Proprio come quella boutique leggermente fuori dal centro il cui titolare – l’elegantissimo Signor Edoardo – ci vede almeno una volta al mese scombussolargli l’ordinarietà della sua attività.
Il Signor Edoardo è un condensato di competenza, professionalità e buon gusto, sia in tema di scarpe maschili sia in tema di scarpe femminili, ma come tutti i modelli di riferimento anche lui ha una debolezza o meglio dire un punto debole: un’irrefrenabile attrazione per i piedi delle donne. Lo scoprii tempo fa e da allora, di quando in quando, mi intriga tessere un filo sottilissimo tra le mie provocazioni e il suo desiderio di piedi. Bastò confidarlo a Valeria per mettere a calendario il nostro passaggio in quella boutique almeno una volta al mese ...
Eccoci gesticolare davanti alla vetrina indicando un sandalo dopo l’altro fino a che la nostra presenza attira inevitabilmente l’attenzione del Signor Edoardo che, molto elegantemente, accenna ad un inchino accompagnato da un mezzo sorriso, non un vero sorriso, piuttosto un cenno di benvenuto ed approvazione.
Naturalmente ricambiamo la cortesia con un sorriso meno composto e decisamente più sbarazzino. Continuiamo l’analisi delle bellezze esposte in vetrina immaginandole ai nostri piedi, mimando in modo inequivocabile il desiderio di indossarle.
Il Signor Edoardo, con fare apparentemente indifferente, ci segue con la coda dell’occhio. Io e Valeria ci guardiamo per un secondo e la scintilla scocca. “Dai entriamo!” diciamo in sincrono.
Il suono monocorde del cicalino della porta annuncia la nostra entrata.
Un suadente “Benvenute!” con fare d’altri tempi seguito da una sequenza di convenevoli settecenteschi, ci cala in una dimensione temporale parallela.
Valeria lascia a me il ruolo di protagonista essendo lei maestra in quello di ”spalla” per la rappresentazione che abbiamo in mente.
“Sara, perché non chiedi al signore di farti provare quel paio di bellissimi sandali che abbiamo appena visto in vetrina?” esclama a voce alta quel tanto che basta per far intendere che si tratta di una conversazione a tre.
“Quali esattamente?” interviene lui.
“Quelli a tallone chiuso e fascetta in pitone sulle dita” rispondo io.
Il suo sospiro ci conferma la condivisione del gusto per quelle calzature.
“Prego accomodatevi” – indica il divanetto – ”37 e mezzo non è vero?”. Si allontana senza attendere la risposta che si aspetta.
Ci sediamo vicine una fianco all’altra con la postura che conviene a due signore.

Indossiamo entrambe scarpe chiuse perché – lo sappiamo - sarà più intrigante per il Signor Edoardo assistere alla ”rivelazione” al momento delle prove.
Mi riserva sempre una genuflessione, per aiutarmi ad indossare le calzature, confermandomi puntualmente, con assoluta signorilità, che tale servizio non lo riserva certo a tutte le sue clienti, ma solamente a quelle le cui estremità siano espressione estetica della bellezza femminile intesa in senso più ampio.
Apre la scatola di cartone per estrarne il sandalo mentre io unisco leggermente le caviglie.
Valeria esordisce “Le sue collezioni, Signor Edoardo ci lasciano sempre senza fiato”.
Edoardo alza lo sguardo verso di me e mi chiede: “Posso?”. La sua è una richiesta di autorizzazione ad indossarmi le scarpe.
“Certo” rispondo io, avvicinando una caviglia alla sua mano che delicatamente l’afferra, con l’altra mi sfila la scarpa partendo dal tallone.


Il suo movimento non è semplicemente rallentato, piuttosto una sequenza di fermo immagine che esaspera tutta l’operazione. Lo sguardo tra me e Valeria si incrocia, condividiamo un sorriso, ci pervade un senso di eccitazione leggera, soddisfazione di donna.


Non appena il mio piede rimane nudo nelle sue mani, distendo le dita a punta. Lui si paralizza per un istante. Valeria lo interroga sulla qualità della mia pedicure.
I suoi elogi si disperdono intorno a noi e io fingo un imbarazzo compiaciuto che serve a farlo sentire maggiormente padrone della situazione, alimentando la serie di complimenti, perché abbassa il suo timore di irriverenza .
Il suo toccarmi non va mai oltre l’aspetto funzionale del suo mestiere e l’ammiro per quanto so possa essere difficile – per un estimatore di piedi - non abbandonarsi ad una frenetica e passionale manipolazione.
Non a caso stiamo parlando del SIGNOR Edoardo.
Mi sembra quasi doveroso concedergli un’ulteriore soddisfazione: mi sfilo l’altra scarpa appoggiando il piede sul suo ginocchio in attesa che mi indossi anche la seconda.

Fatto.
Mi alzo in piedi per una breve passerella davanti allo specchio e intorno a lui facendolo così attorcigliare su se stesso.

“Bellissime” la mia esclamazione.
“Sì, ti stanno proprio bene” dice Vale “non dovresti farteli scappare questi sandali”.
“Sembrano fatti per i suoi deliziosissimi piedi Signorina Sara” aggiunge il Signor Edoardo mosso da uno slancio che poco ha a che vedere con spicciole tecniche di marketing, quindi aggiunge: “in realtà signorina Sara i suoi piedi esaltano qualunque calzatura… anche quelle chiuse!”
Marketing o non marketing non potevo che rispondere: “LE PRENDO!”
